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SEO: le novità 2017

All’interno di un piano marketing complessivo, che ambisca a raggiungere buoni risultati, il posizionamento sui motori di ricerca è una di quelle attività che non possono mai essere tralasciati. Ne abbiamo parlato ampiamente nelle scorse settimane, per esempio qui.

La SEO è un’attività che ogni azienda dovrebbe affrontare mantenendo un costante aggiornamento. Tra le novità SEO (Search Engine Optimization) che attendono gli specialist quest’anno abbiamo individuato alcuni suggerimenti.

  1. Google assegna ad ogni sito un valore in base alla qualità dei contenuti: il Crawl Budget è un vero e proprio “gruzzoletto” che Googlebot ha a disposizione per scansionare le pagine del website. È con Search Console che risulta possibile capire la quantità di file, pagine e immagini che vengono scaricate e scansionate ogni giorno dal re dei motore di ricerca. Se questo indicatore sale, aumentano proporzionalmente le risorse destinate alla comprensione del sito in questione. È consigliabile dunque mantenere un’alta qualità dei contenuti con aggiornamenti costanti delle pagine più rilevanti e cercare di accrescere il numero di risorse esterne autorevoli che contengono link al sito stesso.
  2. Google assegna le penalizzazioni di posizionamento per quei siti che puntano su ads invasivi e quindi “dannosi” per la User Experience mobile. Non si può nemmeno parlare di un approccio inaspettato, dal momento che Big G, come raramente fa, aveva segnalato l’aggiornamento in arrivo con ben 5 mesi di anticipo.
  3. Sempre più si affermano come contenuti quantitativamente dominanti le immagini. Ma quanto è in grado di capire Google (e gli altri motori di ricerca) a proposito delle immagini del sito internet? Il tema è emerso in una delle Office Hours su Google Hangouts: i progressi attuali nel riconoscimento delle immagini non stanno a significare che i SEO specialists possano esimersi da alcune note best practice, come indicare nomi dei file, attributo alt, link, tag title, didascalie, ecc. Forse tra qualche anno non sarà più così, ma per ora…
  4. Il protocollo di sicurezza https è particolarmente rilevante per tutti quei siti definiti YMYL (Your Money Your Life), cioè che hanno informazioni riguardanti una serie di dati sensibili. È stato Google stesso a fornire specifiche al riguardo: “Sono pagine che possono avere un impatto sul vostro attuale o futuro benessere (fisico, finanziario, sicurezza, ecc.)”. Le pagine YMYL dovrebbero provenire da siti web affidabili e il contenuto dovrebbe essere creato con un elevato livello di competenza e di autorevolezza. Dall’inizio dell’anno, infatti, Chrome visualizza la dicitura “sicuro” accanto alla URL per certificare all’utente che il sito che si sta navigando sia affidabile.
  5. Infine tra le novità SEO 2017 va menzionata anche questa: una ricerca su 5 avviene in modalità Voice Search e questo fenomeno avvicina sempre più l’interazione online con il parlato, anche a livello di query. Le keywords diventano in qualche modo più complesse, sicuramente più lunghe, prossime al colloquiale e sempre meno schematizzate da tastiera. La ricerca vocale NON cannibalizzerà gli altri tipi di ricerca ma sarà una (nuova) modalità che diventerà sempre più di moda. Nel 2016 Google ha affermato che le query via voice effettuate tramite dispositivi mobili sono passate dal 20% (a Maggio) al 25% (a Settembre). Occorre adeguarsi dunque!
  6. Google rimarrà saldamente in testa nella classifica delle maggiori fonti di traffico per un sito web. Né Facebook né altre fonti riusciranno a scalfirlo. Escludendo il traffico “direct” (nel quale, ricordiamolo sempre, rientrano anche un sacco di “referral” difficilmente tracciabili) si può notare che Google ha un peso circa 11 volte maggiore di Facebook, il quale è circa 1 volta e mezzo YouTube. Ecco una classifica generale delle prime 15 traffic sources (dati SimilarWeb)

Alcune dritte dal punto di vista Local

Per le piccole e medie imprese sono importanti alcuni suggerimenti in un’ottica strategica di SEO in chiave local, non per ridurre le potenzialità ma per sfruttare al meglio quelle offerte dal territorio di riferimento [fonte @axeleroIT]

  1. identificare i concorrenti sul territorio, trovarli con una semplice ricerca su Google e studiare la strategia utilizzata per raggiungere le posizioni al vertice della SERP
  1. raccogliere tutti i dati disponibili sui concorrenti, il monitoraggio della concorrenza per migliorare le proprie prestazioni è importante (a partire dai nomi delle società, i relativi siti web, le pagine social, i contatti, ecc.) per capire su quale fronte la concorrenza sia carente e dove, quindi, si può essere maggiormente concorrenziali
  1. studiare i siti web dei competitors, effettuare dei test empirici su Google per verificare se i website rivali sono più o meno ottimizzati per la ricerca locale; si può optare per un controllo anche più dettagliato, ad esempio, visualizzando il codice HTML dei siti competitor, per analizzare i contenuti e i temi specifici usati per posizionarlo

Ne riparleremo sicuramente in un prossimo articolo! Stay connected

HTTPS e certificati SSL, facciamo chiarezza

SSL è l’acronimo dei termini in inglese Security Socket Layer. Un Security Socket Layer è un protocollo che serve a proteggere le comunicazioni tra browser e server, criptando, per esempio, le informazioni fornite dagli utenti. E’ essenziale per la protezione dei dati sensibili dei visitatori contro le frodi e il furto di identità. Il certificato SSL emesso da un ente riconosciuto è indispensabile per attivare il protocollo SSL senza ricevere avvisi dai client (per es. i browser) che lo utilizzano. 

HTTPS è invece acronimo dei termini in inglese HyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer. A grandi linee, questa sigla indica un sito web a cui è stato applicato un SSL (http sta ad indicare i siti web e la s alla fine della sigla significa, appunto, che il sito ha un certificato SSL).

Perché è importante utilizzarli?

Perché informazioni e dati sensibili possono essere intercettati da hacker durante il trasferimento tra browser e server. Sono dunque essenziali per tutti i siti web che richiedono agli utenti l’inserimento di informazioni sensibili o dati necessari ad autorizzare pagamenti, in particolar modo dovrebbero sempre usare HTTPS e certificati SSL i siti e-commerce o quelli dove sono salvate password ed informazioni bancarie.

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’impatto di certificati e protocollo SSL sulla SEO.

Per favorire la messa in sicurezza del web, all’incirca un anno fa Matt Cutts di Google ha infatti annunciato piani volti ad includere il protocollo SSL nell’algoritmo che determina il posizionamento dei siti web. In poche parole: se rendi il tuo sito sicuro, Google lo noterà e posizionerà anche le tue pagine sopra a contenuti equivalenti ma che usano una connessione non sicura.

Come sapere se un sito li utilizza?

Osservando la finestra del browser stessa potrai capire se la connessione al sito web è stata stabilita con protocollo SSL: se la connessione è sicura apparirà sulla sinistra dell’URL una piccola icona a forma di lucchetto verde e sarà presente nell’url https invece del semplice http. Inoltre, cliccando sull’icona a forma di lucchetto, espanderai una finestra in cui sono presenti maggiori informazioni e se l’identità del sito è stata verificata (cioè se ha il certificato SSL).

D’altro lato, se un sito non ha un certificato installato e la connessione non usa il protocollo SSL, vedrai un piccolo simbolo a forma di pagina e l’URL con http.

Inoltre, incredibile a dirsi, non sono rari i casi di siti web che fanno uso di certificati “fatti in casa”. Meno male però che quando ci colleghiamo ad un sito del genere, il browser ci mostra un avviso che ci invita a porre attenzione a quello che stiamo facendo. A questo punto, se il sito web è realmente un sito fasullo e pericoloso, l’utente prudente ha la possibilità di evitarlo semplicemente fermandosi o tornando indietro.

Con poca spesa e poco dispendio di tempo, è possibile aumentare in modo netto la sicurezza del proprio sito web, sia quella percepita che quella effettiva.

Chiedici come fare a installarli se ancora non ce li hai sul tuo sito o, ancora peggio, sul tuo eCommerce!

Penguin: è arrivato l’ultimo update

Penguin è un parametro progettato per fungere da anti-spam nei motori di ricerca, in particolare lo spam creato tramite la creazione di link in strutture o schemi prefissati, o ancora provenienti da siti di dubbia qualità. Pertanto l’aggiornamento è stato progettato controllare la qualità dei link in ingresso verso un determinato sito e anche altri segnali che indicano un utilizzo malizioso dei link.

Il primo update Penguin risale al 2012 e fin dall’inizio ha causato grandi scossoni e penalizzazioni, favorendo l’avanzamento di siti di buona qualità che in precedenza erano stati penalizzati dall’abbondanza di siti che utilizzavano tattiche di link building poco corrette.

Ma che innovazioni porta il nuovo (e ultimo) aggiornamento Penguin 4.0, uscito da pochi giorni? Elenchiamole.

E’ in tempo reale

In passato anche se i webmaster apportavano cambiamenti al sito per migliorarlo, non c’era un effettivo miglioramento di Penguin i cui dati dovevano essere per così dire “rinfrescati”, con tempi molto lunghi. Adesso i dati sono aggiornati in tempo reale e i cambiamenti alle pagine avranno effetto sul posizionamento in tempi molto più rapidi. Garantito!

E’ attivo in tutte le lingue

Google ha confermato che il nuovo Penguin 4.0 è stato rilasciato contemporaneamente in tutte le lingue e in tutti i paesi!

In passato è capitato molto spesso che Google lanciasse i suoi update prima in lingua inglese, e solo settimane o addirittura mesi più tardi nelle altre lingue. In questo caso, invece, il rilascio è avvenuto nello stesso momento ovunque.

E’ in modalità granulare

In passato la valutazione di Penguin aveva effetto sull’intero sito. D’ora in avanti no: eventuali penalità avranno effetto sulla singola pagina e non sull’intero dominio, soluzione senz’altro molto più equa.

Fa parte del “core algorithm”

Come già successo per il Panda, ora anche il Penguin è stato definitivamente integrato nell’algoritmo “core” di Google, assieme a tutti gli altri 200. In altre parole, da qualche giorno anche il Penguin è un componente stabile dell’algoritmo, non è più un “filtro esterno” che veniva lanciato ogni tanto!

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Le strategie per fare SEO ora non andranno certamente incontro ad un drastico cambiamento,bensì a un aumento della loro qualità. Rimane assolutamente cruciale adottare strategie quali il posizionamento naturale delle keyword, l’attenzione verso i contenuti ed un link building virtuoso. Google Penguin, infatti, premierà ancor di più i siti web che agiscono nel rispetto di queste strategie “pulite” di posizionamento, in quanto perfette per offrire agli utenti un risultato che sia coerente e soddisfacente per la specifica ricerca effettuata con determinate parole chiave.

Il posizionamento delle keyword risulterà ancor più fondamentale che in passato. Tutto il sistema di Google gravita intorno alle parole chiave, in quanto è grazie ad esse che si riescono a intercettare i siti web coerenti con le richieste degli utenti. Le keyword funzionano a mo’ di etichetta e, quando tale etichetta viene falsificata, i siti web scalano il posizionamento organico senza essere coerenti con le ricerche degli utenti: questa tecnica è nota come keyword stuffing: consiste nel ripetere in modo insensato le parole chiave solo per farsi notare da Google più degli altri siti. Con Penguin il keyword stuffing era stato bandito, ma questo non ha impedito ai furbetti della SEO di trovare tecniche nuove per nascondere la ripetizione forzata delle keyword. Ecco, Penguin 4.0 è stato progettato per andare più in profondità, e per spazzare via questi casi di SEO estremo.

Il consiglio, dunque, è di posizionare le keyword nel modo più naturale possibile, senza esagerare con il numero.

La rivoluzione della Seo Copywriting

Qual è la frase che attanaglia un SEO specialist? Secondo noi questa:

Non scrivo SEO perché ritengo di dover dare un contenuto emozionante a chi legge e con tutte queste regolette non è possibile

Fare SEO significa usare tecniche per raggiungere il miglior posizionamento nei motori di ricerca. Che questo si chiami Google o Bing o, chissà un giorno, anche Facebook, se vuoi fare business online hai la necessità di essere trovato. Questo ormai è chiaro per tutti.

Ebbene, nel 2016 finalmente possiamo dire che gli algoritmi addetti alla ricerca e premiazione dei migliori contenuti si sono evoluti e premiano solo chi scrive davvero per l’utente finale e non per una mal regolarizzata SEO “old style”. È la SEO semantica, ovvero scrivere pensando all’intento che si nasconde dietro la ricerca effettuata.

Google premia chi scrive soddisfacendo la necessità di formazione, informazione e intrattenimento di chi l’ha interrogato. Di chiunque che, a seconda del proprio comportamento culturale, digita nella stringa di ricerca in “ennemila” modi differenti.

Ecco quindi che la frase che attanagliava il mondo SEO ora non ha proprio più senso.

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SEO semantica: Principi

Se vogliamo dare il nostro supporto, attraverso la scrittura di contenuti, per raggiungere un posizionamento nei motori di ricerca e quindi farci trovare da chi vogliamo noi, i principi da seguire per scrivere per il web applicando la SEO semantica sono (la SEO specialist padovana @GiuliaBezzi docet):

  • ricordare che siamo esseri umani come quelli che cercano i nostri contenuti
  • la nostra lingua non è composta di sole parole ma di un’infinita complessità che va dalla comprensione alla capacità di espressione di un concetto
  • applicare ciò che abbiamo imparato a scuola dimenticando di dover riempire la pagina ma esplorando la nostra lingua

Esistono i contenuti SEO ottimizzati? Certo che sì ma non più come ci siamo “fissati” in questi anni.

SEO semantica: Forme

Studiamo insieme a Giulia qualcuna delle svariate possibilità per ottenere contenuti SEO ottimizzati partendo dagli elementi che potrebbero comporli.

Polisemia

Capacità di una parola di assumere più significati.

ragionamento-per-associazione-e-campi-semantici

Ontologia Laterale

Capacità di descrivere un oggetto senza mai nominarlo ma fornendo indicazioni che permettano al nostro cervello di risalire a ciò che non abbiamo detto. In linguistica potremmo ricondurlo alla coppia intensione/estensione. Gli algoritmi ne vanno pazzi, cercano tutto il giorno di diventare più bravi di noi a rispondere correttamente quando un utente, disperato perché non ha elementi certi per trovare qualcosa, interroga il motore di ricerca.

Co-occorrenza e Correlazioni

Definiscono fortemente la struttura dell’alberatura di un sito insieme al contenuto che ogni foglia e ramo deve avere per definire un contesto.

Le co-occorrenze sono il numero di volte in cui due o più parole sono contemporaneamente presenti nello stesso contesto. A seconda delle parole scelte per lavorare un testo, cambia il contesto e insieme ad esso il significato. Per la SEO semantica è un concetto fondamentale perché permette, nel momento in cui avviene l’interrogazione, di ottenere risultati pertinenti alla ricerca effettuata. Se vuoi scrivere per il web e avere dei contenuti SEO ottimizzati devi imparare a gestire un cloud di keywords che definisca l’argomento. L’ambiguità, per l’algoritmo, è risolta solamente attraverso la comprensione del contesto. Migliore è la tua capacità di definirlo, maggiore è la possibilità di avere un buon posizionamento nei motori di ricerca.

Le correlazioni sono rapporto di reciproca dipendenza tra due elementi (i famosi rami); sono spesso gli spunti per nuovi post/pagine.

Sinonimi e contrari

Beh… queste forme della linguistica le conosci no? Il gioco in sostanza è questo, consulta ora il tuo esperto.