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Mobile Marketing

Consumer path: i momenti che contano

Lisa Gevelber, Vicepresidente Marketing di @Google, ci offre una panoramica sul tipo di consumatore che si sta profilando dietro i Big data, di cui ovviamente Google è ampiamente in possesso.

Due anni fa, Google ha introdotto il concetto dei momenti che contano. Abbiamo dato un nome a un comportamento che, grazie ai dispositivi mobili, si stava diffondendo sempre più. Gli utenti avevano iniziato a esigere delle risposte immediate nei momenti in cui manifestavano l’intenzione di sapere, andare, fare e comprare. Il concetto dei momenti che contano è riuscito così a cogliere un trend del comportamento dei consumatori che, con larga probabilità, è risultato ancora più tangibile, ricorrente e riconoscibile di quanto i professionisti del marketing avessero potuto sperare.

Adesso, dunque, è più che mai evidente che la centralità dei momenti che contano, tanto per i consumatori quanto per i professionisti del marketing, è più importante che mai. E anzi, i momenti che contano si stanno di fatto moltiplicando: i momenti che contano hanno provocato una sorta di accelerazione delle aspettative dei consumatori in favore di esperienze immediate di tipo “qui e ora”. Non è difficile constatare che gli utenti abbiano già alzato il tiro, aspettandosi continuamente informazioni più utili, più personalizzate e più immediate.

Google ci illustra tre precise caratteristiche del consumatore “sapiens sapiens”:

Il consumatore BEN INFORMATO

Le persone oggi vogliono avere la facoltà di prendere decisioni giuste, più o meno importanti che siano, e ricorrono al proprio telefono per ricevere consigli che li guidino. Un approfondimento sui dati ci illustra meglio la situazione e, vale la pena ripeterlo, questo dato non riguarda semplicemente articoli di un certo rilievo o temi di una certa profondità.

Il consumatore PROPRIO QUI

Gli utenti si aspettano esperienze digitali fatte su misura per loro, comprese le esperienze personalizzate in base al luogo in cui si trovano in specifici momenti. Diversi anni fa, i professionisti del marketing potevano soddisfare questo tipo di esigenza basandosi sugli indizi espliciti forniti dagli utenti. Ad esempio, se una persona voleva trovare un ristorante sushi in zona, la sua query di ricerca probabilmente avrebbe incluso il codice di avviamento postale, il nome del quartiere o persino “nelle vicinanze”.

Oggi invece ci aspettiamo che i brand raccolgano informazioni contestuali sufficienti a fornire risposte specifiche in base alla località in cui ci troviamo, senza dover cercare nient’altro che un semplice “sushi”.

Insomma, le persone danno per scontato che il loro smartphone sappia dove sono e che, di conseguenza, fornisca informazioni pertinenti.

Il consumatore PROPRIO ORA

Hai mai dovuto prenotare un ristorante o una stanza d’albergo all’ultimo momento? Oppure cercare una farmacia di turno? Le persone ricorrono al loro dispositivo mobile molto più spesso che ad altre fonti per ottenere quello che cercano, assumere decisioni o comprare prodotti di vario genere. E ogni giorno si affidano sempre più al loro smartphone per fare acquisti dell’ultimo momento o prendere decisioni d’impulso.

I dispositivi mobili ci rendono più agili: possiamo permetterci di essere organizzati o disorganizzati quanto più ci piace, tanto il nostro smartphone sarà sempre a portata di mano. E pretendiamo che i brand siano in grado di capire e soddisfare le nostre esigenze all’istante.

Accelerated Mobile Pages

Una pagina AMP (Accelerated Mobile Pages) è un formato di pagina open source per il Web mobile che consente alle tue pagine di essere visualizzate quasi istantaneamente sui dispositivi mobili; insomma, si tratta di un sistema sviluppato per rendere meno frustrante l’esperienza del web da telefonino. Il progetto AMP è basato su un nuovo standard (.amp.html) costruito a partire da tecnologie web già esistenti, che permette di realizzare pagine web molto più leggere. Le pagine prodotte dagli editori in formato AMP, tra cui La Stampa o LaRepubblica, sono memorizzate e distribuite da Google o dalle piattaforme digitali che partecipano al progetto, il che garantisce prestazioni migliorate e modalità di visualizzazione innovative per gli utenti.

Inoltre, le pagine AMP consentono agli utenti di interagire con i contenuti di un singolo publisher su più siti durante le stessa sessione.

Ma come funzionano

Nel 2015 Google ha presentato il progetto Accelerated Mobile Pages, per il momento però è stato raccontato dai media per lo più come la versione made in Google degli Instant Articles di Facebook. C’è di più, ma andiamo con ordine.

Le pagine Accelerated Mobile Pages sono uguali a qualsiasi altra pagina HTML, ma hanno una serie limitata di funzionalità tecniche consentite che vengono definite e regolate dalla specifica AMP open source. Come tutte le pagine web, le pagine Accelerated Mobile Pages vengono caricate in qualsiasi browser moderno e in qualsiasi visualizzazione web delle app. I file AMP adottano diversi approcci tecnici e architetturali che danno priorità alla velocità per offrire un’esperienza più rapida agli utenti. Gli sviluppatori AMP hanno a disposizione una ricca libreria sempre più ampia di componenti web che offrono la possibilità di incorporare oggetti multimediali quali post social e video, visualizzare annunci o raccogliere dati analitici. L’obiettivo non è rendere omogenei l’aspetto e il design dei contenuti, ma realizzare una base tecnica per le pagine più comune, che velocizzi i tempi di caricamento.

Inoltre, i file AMP possono essere memorizzati nella cache sulla cloud per ridurre il tempo di download dei contenuti sui dispositivi mobili degli utenti. Utilizzando il formato AMP, gli autori di contenuti consentono a terze parti di memorizzare nella cache i contenuti dei file AMP. Con questo tipo di framework, i publisher continuano ad avere il controllo dei propri contenuti ma le piattaforme possono memorizzare facilmente nella cache i contenuti o eseguirne il mirroring per garantire una velocità di pubblicazione ottimale agli utenti. Google ha messo a disposizione la sua cache AMP, che può essere utilizzata da tutti gratuitamente e nella quale verranno memorizzate tutte le pagine AMP.

Chiedici intanto maggiori info, ne sentiremo sempre più parlare! Automattic ha già pubblicato un plug-in AMP per WordPress.

Concludendo, per ora, l’obiettivo è fare in modo che la combinazione di funzionalità tecniche limitate e di un sistema di distribuzione basato sulla memorizzazione nella cache consenta di migliorare le prestazioni delle pagine e permetta ai publisher di ampliare il proprio pubblico. Sembra funzionare, gli editori di AMP anche in Italia continuano ad aumentare.

[fonte @AMPhtml]

Lo Smartphone contro tutti

Qualche giorno fa Repubblica.it ha rimbalzato la news: ormai nel mondo sono cinque miliardi le persone che possiedono un telefonino ma gli smartphone metteranno a segno il sorpasso nel giro dei prossimi mesi. Stando al nuovo rapporto sulla mobilità eseguito dall’azienda Ericsson, le schede Sim associate agli smartphone supereranno per numero quelle relative ai telefoni cellulari classici dal terzo trimestre del 2016. Mentre entro il 2021 le sottoscrizioni associate a smartphone raddoppieranno, passando dagli attuali 3,4 a 6,3 miliardi.

Ma c’è un altro sorpasso già avvenuto, sempre secondo Ericsson, ed è quello tra schermi diversi: gli smartphone infatti battono il televisore come mezzo per guardare video mentre si è in casa. E’ così in tutto il mondo ma riguarda la cosiddetta generazione Y “nativa dello streaming”, nata e cresciuta con la possibilità di vedere online ogni tipo di filmato, film, videoclip musicale e chi ne ha più ne metta! Secondo Ericsson, dal 2011 al 2015 i ragazzi che oggi hanno tra i 16 e i 19 anni hanno dimezzato la fruizione di video in tv, quasi dieci ore, e hanno quasi raddoppiato (+85%) quella da display smartphone, salita a poco più di cinque ore.

tv smartphone

Il wi-fi, facile da intuire, è la prima fonte di connessione a internet per la fruizione di contenuti multimediali sul telefono tra le mura domestiche, ma i teenager italiani usano in modo sempre più frequente anche le reti cellulari, questo anche grazie al proliferare di abbonamenti convenienti.

Una riflessione: Internet of Things

Gli esperti tuttavia dicono che anche gli smartphone verranno a loro volta superati da un’altra tecnologia: Internet of Things, alias gli oggetti interconnessi.

Le stime sulle vendite per l’anno in corso effettuate dalla società di ricerca Gartner confermerebbero che il boom degli smartphone è quasi finito; cause principali di questo sarebbero la saturazione dei mercati più sviluppati e la tendenza a preferire cellulari tradizionali o modelli economici nei mercati in via di sviluppo. Secondo Gartner nel 2016 vedremo per la prima volta una crescita non più a doppia cifra, ma che si attesterà intorno al 7%, ovvero la metà rispetto al +14,5% del 2015. Una tendenza che non stupisce, basti pensare agli Usa dove i telefonini sono stati sorpassati perfino dalle auto per numero di nuove connessioni.

Gli utenti non sostituiscono gli smartphone con la stessa frequenza di un tempo: chi ha uno smartphone di fascia alta tende a tenerlo almeno per due anni e mezzo prima di considerare di cambiarlo. Del resto, quasi ogni anno produttori come Apple o Samsung lanciano sul mercato nuove versioni dei loro smartphone di punta, ma da un punto di vista tecnologico le novità non sono più esponenziali come un tempo e anche il modello “precedente” non diventa spazzatura da un giorno all’altro.

Internet_of_Things

Cos’è l’App Store Optimization (ASO)?

I nuovi dati Audiweb asseriscono che in Italia a dicembre 2015:

  • ci sono stati ben 22,4 milioni di utenti unici mensili da dispositivi mobili (il 50,9% degli italiani)
  • il tempo speso online è di circa 1 ora e 40 minuti per persona al giorno
  • il 73,3% del tempo totale speso online è generato dalla fruizione di internet, specialmente se si tratta di donne o giovani
  • l’80,4% di questo tempo è speso utilizzando un’app

 

audiweb mobile

audiweb app mobile

Dunque, come già vi spiegavamo, smartphone, tablet e altri dispositivi mobili hanno di fatto cambiato il nostro modo di vivere, permettendoci un accesso alle informazioni, che siano news, giochi, video o messaggi instantanei, sempre più rapido e in mobilità. Tutto ciò ovviamente ha creato una forte competizione e delle vere e proprio sfide tra le diverse app negli app store, così come succede coi siti sull’ormai “vecchio” Google: i due più conosciuti app store (Google Play e Itunes) contengono circa 4 milioni di app, due anni fa erano solo la metà…

Ecco le due principali sfide, così come le espone @simonecinelli esperto mobile marketing.

Prima sfida: riuscire a far trovare la propria applicazione

Posizionare la propria app nei primi risultati di ricerca nello store è fondamentale. Come la SEO per il web, l’App Store Optimization (ASO) è l’attività basilare che permette ad un’app, prima durante e dopo il lancio, di avere la miglior visibilità nei confronti della concorrenza. E’ il processo di ottimizzazione continuo di un’applicazione mobile, per collocarsi nei primi risultati di ricerca degli store dedicati. L’obiettivo dell’attività di ASO è quello di mettere l’applicazione nella condizione ottimale per competere sulla ricerca organica, ottenendo maggiore visibilità sullo store. Questa maggiore visibilità si traduce in maggior traffico sulla pagina dell’applicazione e di fatto in un aumento delle probabilità che venga poi effettuato il download e il primo utilizzo dell’app.

Seconda sfida: riuscire a coinvolgere nel lungo periodo

La nostra app è posizionata molto bene e riceve molti download? Perfetto ma non basta affatto: un’app installata sul proprio smartphone che viene utilizzata poco o male o addirittura mai, vale zero. Qui entrano in gioco nuove KPI (metriche con valore più alto rispetto ai meri download) e nuove attività di engagement con gli utenti (ad esempio le Push notification o gli In-App messages).

Nella maggior parte dei casi si assiste ad un picco iniziale di download ed utilizzo e poi a una lenta decadenza, fino all’abbandono completo. L’ottimizzazione e l’analisi continua permettono di individuare le aree critiche che portano gli utenti a lasciare l’app. L’esperienza vissuta nei primi secondi di utilizzo dell’applicazione, il cosiddetto effetto wow, porta le persone a ritornare sull’app, ad utilizzarla e consigliarla agli amici.

E’ necessario dunque avere una specifica strategia di Mobile Engagement coerente con le caratteristiche dell’applicazione ed i vostri obiettivi (di business, di monetizzazione, ecc) che guidi l’utente ad un uso ripetuto.

Mobile: non c’è futuro senza

Con Mobile Marketing si identifica il marketing diretto esclusivamente agli smartphone, che si integra al web marketing tradizionale ma che utilizza metodologie spesso molto differenti. Attenzione, abbiamo detto apposta “integrare” e non “replicare”. Bisogna capire infatti che si tratta di un mezzo specifico con caratteristiche proprie: molto più diretto, invasivo e predisposto alla condivisione e alla multimedialità di qualsiasi altro suo predecessore, ha bisogno di una strategia ad hoc, se poi integrata con gli obiettivi aziendali di marketing tanto meglio.

Nello scorso articolo in cui abbiamo parlato del potere che ha Facebook in Italia abbiamo citato i numeri relativi all’utilizzo del mobile in Italia, 80 milioni le connessioni giornaliere: numeri che non possiamo più ignorare, per almeno 3 ragioni.

  1. Mentre si continua a considerare il mobile un’area di investimento marginale, aziende più evolute da questo punto di vista possono prendere il sopravvento e sottrarre importanti quote di mercato ai loro competitors.
  2. La gente mentre naviga ed effettua una ricerca sui dispositivi mobili è spesso in movimento e quindi non vuole aspettare molto tempo per trovare ciò di cui ha bisogno, cerca un approccio diretto dei brand su mobile, dal sito responsive alle app: non essere presenti e attivi fa perdere un importante canale di comunicazione.
  3. Google ha da poco annunciato alcune innovazioni, importanti trends per il futuro del web marketing: l’algoritmo Mobilegeddon, l’App Indexing e gli annunci pubblicitari AdWords specifici per le app.

Dal blog ufficiale di Google:

I consumatori, in particolare quelli che usano i dispositivi mobili, hanno aspettative più elevate rispetto al passato. Essi vogliono che tutto sia perfetto, e lo vogliono subito. Questo richiede che i marketer rispondano alle loro esigenze al momento, ovunque si trovino. I nostri investimenti nei dispositivi mobili sono guidati dalle aspettative dei consumatori per l’immediatezza e la rilevanza nel momento.

I 4 momenti del mobile

Il servizio “Think with Google” ha recentemente pubblicato un’infografica (che riportiamo anche qui sotto) che mette in luce i 4 momenti fondamentali che ogni esperto di web marketing dovrebbe conoscere.

marketing mobile infografica googleI-want-to-know moments: il 65% dei clienti online ricerca maggiori informazioni in Rete rispetto a pochi anni fa e il 66% degli utenti che possiedono uno smartphone si rivolgono ad esso per ricercare un prodotto che hanno visto in TV.

I-want-to-go moments: Google ha registrato il doppio delle ricerche rispetto allo scorso anno riguardo ai luoghi nelle vicinanze e ben l’82% degli utenti ricerca sul proprio dispositivo mobile il modo in cui raggiungere una attività commerciale.

I-want-to-do moments: il 91% degli utenti che possiede uno smartphone lo utilizza per ricercare informazioni su come compiere una determinata azione (per esempio come aggiustare qualcosa o come preparare un piatto) e oltre 100 milioni di ore in questo solo anno sono state impiegate per visionare video tutorial su YouTube.

I-want-to-buy moments: l’82% degli utenti con smartphone utilizza il proprio dispositivo mobile per scegliere dove acquistare un prodotto e rispetto all’anno scorso il tasso di conversione da mobile ha subito un incremento del 29%.

Dopo questo pensiamo non ci sia altro da aggiungere a favore della nostra tesi, del resto già vi avevamo citato la sempre valida regola delle tre D.