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BY STILVERSO

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Distribuited Content, il nuovo giornalismo

Distributed content, ad-blocking, video e smartphone. Questi i protagonisti del giornalismo contemporaneo.

Il Digital News Report 2016, appena pubblicato, come ogni anno dal Reuters Institute for the Study of Journalism (RISJ) porta in superficie trends e prospettive internazionali nel settore. Quest’anno sono stati 26 i Paesi e 50mila le persone coinvolte nello studio.

I social media sono ora una fonte di news su base settimanale per oltre il 50% del campione ascoltato e una parte crescente degli utenti ne dipendono per il consumo diretto delle news. Questo si traduce nel fatto che tutti quei servizi lanciati dalle aziende della Silicon Valley per le news nel corso del 2015 stanno effettivamente spostando gli equilibri del settore. I distributed content, ovvero i contenuti disponibili al di fuori degli spazi soliti degli editori, sono quindi una realtà ormai acquisita.

Tra le piattaforme Facebook domina ovunque (tranne che in Giappone) con il 44% complessivo, mentre Twitter rimane fermo al 10% totale. Snapchat, con il suo nuovo servizio denominato Discover, ha già guadagnato le attenzioni del 12% degli utenti statunitensi più giovani, a conferma della crescita costante dell’applicazione del “fantasmino”. Apple News, invece, non ha ottenuto ancora grande successo (solo il 3% nel Regno Unito e il 4% negli Usa, mentre altrove non è disponibile).

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Dal punto di vista della mobilità del web, invece, gli autori del report fanno notare come, a partire dal 2013, gli smartphone stiano guadagnando progressivamente terreno: il 53% dei partecipanti allo studio usa lo smartphone per leggere le news. Dai risultati del Report emerge anche come lo smartphone sia, in tutti i paesi analizzati, lo strumento tecnologico preferito dalle audience più giovani per l’accesso alle news. L’utilizzo del pc desktop e dei tablet è invece in discesa ovunque.

Il Digital News Report è andato anche a guardare come si sta sviluppando l’adozione degli ad-blocker nei 26 paesi analizzati e l’uso dei software che nascondo le inserzioni pubblicitarie dall’esperienza di lettura degli utenti oscilla dal 10% giapponese al 38% polacco. Sul mobile, il dato complessivo si ferma invece all’8% al momento, ma un terzo dei partecipanti dice di prevedere di installarne uno entro il prossimo anno. Anche in questo caso, scrivono i ricercatori, i numeri sono più alti nelle fasce di età più giovani.

Sulla scia della recente polemica attorno ai Trending Topic di Facebook, si è parlato molto di algoritmi nel corso della prima metà del 2016 e del modo in cui questi sono in grado di influenzare la fruizione dei contenuti giornalistici online. Anche il Report ha analizzato questo aspetto, riscontrando come il 36% complessivo degli utenti nei 26 paesi si dica soddisfatto se la selezione di news che gli viene offerta è fatta sulla base delle sue preferenze precedenti. Ecco il commento di Rasmus Kleis Nielsen, Director of Research del RISJ:

Ci sono differenze generazionali che cambiano di Paese in Paese, ma parlando complessivamente, le persone più giovani sono anche più propense a ritenere positive le raccomandazioni personalizzate e social per la loro fornitura di news online.

A sorpresa forse, nonostante i molti indicatori a mostrare risultati diversi, il video nel giornalismo online non sembra ritagliarsi ancora uno spazio significativo, sempre secondo i risultati del Report: solo il 26% dei partecipanti (globalmente) dice di fruire notizie online in formato visuale. Per il 41%, invece, le notizie testuali sarebbero ancora più semplici e comode da fruire, il 35% dice che le pubblicità pre-roll sono ancora troppo fastidiose.

La tecnologia “indossabile”, che per la prima volta è stata inclusa nel Report, sembra invece ancora non avere un ruolo importante nel presente dell’informazione: solo l’1% degli utenti interpellati utilizza uno smartwatch per informarsi, sia in Europa che negli Usa.

La biforcazione del seguente grafico spiega al meglio la situazione attuale:

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