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Web Summit 2016: le startup italiane

Dal 7 al 10 novembre si è svolto a Lisbona il consueto appuntamento annuale denominato Web Summit: CEO (più o meno noti), founders, startup e investitori si incontreranno per dare una direzione al cambiamento e per rispondere alle domande dei protagonisti del web di domani.

Delle 2000 startup che sono state selezionate per presenziare all’evento, quest’anno sono 45 quelle italiane. Andiamo a conoscerle una per una! Il nostro Made in Italy ora passa anche da qui…

web summit decoded dublin dublinglobe com Web Summit 2016: le startup italiane

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1. 4Gifters

Nata alla fine del 2015 da un progetto di Francesco Carrozzini e Giorgio Finzi, 4Gifters propone un modo alternativo di fare regali. Ha sede a Milano ed è allo stesso momento un e-commerce e un social network perché mette in comunicazione le persone lontane, tiene conto di date e ricorrenze e permette a chiunque voglia di regalare qualcosa a distanza, consegnando il pacchetto direttamente a casa del destinatario oppure dandogli la possibilità di ritirare il prodotto in un negozio di alta moda convenzionato in tempo reale. Lo scorso settembre il colosso californiano eBay ha acquistato il 10 per cento della piattaforma.

2. Chatsim

Una sim che permette di utilizzare le principali app di messaggistica in giro per il mondo senza preoccuparsi dei prezzi elevati per il traffico dati all’estero: Chatsim è stata pensata nel 2015 da Manuel Zanella, 39 anni, già fondatore nel 2007 di Zeromobile con la quale aveva abbattuto i costi del roaming internazionale per le chiamate. La società che ha sede legale a Milano e sede operativa a Vicenza ha già venduto circa 250 mila sim in 120 Paesi.

3. Crystal.io

Crystal aiuta le compagnie a tenere sotto controllo i dati e fornisce consulenza per la strategia web e social, monitorando la performance e suggerendo i tempi migliori per la pubblicazione dei contenuti sui social network. Il software che permette di fare tutto questo è stato lanciato al TechCrunch Disrupt 2016 di San Francisco. Crystal è nato in iGenius, un’agenzia digitale italiana con sede a Milano, a Londra e presto a San Francisco. Ha un team di 25 professionisti guidati dal ceo Uljan Sharka.

4. NearIT

La startup di Bergamo NearIt offre una soluzione veloce per il marketing di prossimità: creazione dei contenuti, scelta dei destinatari e lancio delle campagne. Il tutto grazie alla tecnologia beacon che permette di inviare messaggi personalizzati e tenere sotto controllo i risultati. NearIt è integrata nel sistema Kilometro Rosso di Bergamo e offre un’interfaccia semplice da usare.

5. DataLabor.com

DataLabor.Com è un’azienda di Parma specializzata nello sviluppo software e nella gestione di servizi internet. È attiva dal 2000 grazie all’intuizione di Andrea Barbieri. Ad affiancare il founder nel settore tecnico del prodotto c’è Luigi Prisciandaro.

6. Theme Chat

Nata nel 2016, Theme Chat propone una classificazione dei messaggi nelle chat in base alla tematica. In questo modo è possibile chattare anche con uno stesso utente, ma su più canali in base alla tematica trattata. Lo stesso meccanismo vale anche per le conversazioni di gruppo.

7. MyFoody

MyFoody è una piattaforma di e-commerce che permette alle imprese del settore produttivo e distributivo di diminuire gli sprechi alimentari: grazie a una app i consumatori possono verificare quali prodotti “a rischio spreco” sono in vendita nelle vicinanze e possono così acquistare cibo in scadenza, difettato o in eccesso messo in offerta dalle attività commerciali. Il sistema è un valido sostegno anche per le organizzazioni no profit che possono ricevere donazioni tramite MyFoody. Il progetto di questa startup è del 2014 e l’idea è stata di Francesco Giberti, 27 anni, che oggi è anche ceo della società.

8. Sellf

Sellf è pensata per chi lavora da freelance o è un piccolo imprenditore. È una sorta di coach virtuale attraverso il quale l’utente registrato può monitorare costantemente gli obiettivi che ha inserito. La startup è nata da un’idea dell’ingegnere padovano Diego Pizzoccaro. Nel nucleo iniziale dei founders anche Filippo Zanella, Fabio Maran e Franco Roman. È stata incubata da H-Farm e da febbraio ha messo a disposizione anche una versione integrata con Slack che si chiama Sellf Business.

9. Pony Zero srl

Startup torinese fondata da Marco Actis e Davide Fuggetta, Pony Zero è un progetto di logistica urbana sostenibile. Offre un servizio di consegne a impatto ambientale zero grazie a un software in grado di tenere sotto controllo l’anidride carbonica risparmiata usando la bicicletta per portare a destinazione i prodotti. È stata incubata in Treatabit.

10. Buzzdetector

Buzzdetector si occupa di analizzare conversazioni in rete e tutti i dati che possano essere utili a un’azienda nei confronti di un suo competitor. Lo staff è in grado di tenere sotto controllo piattaforme di ascolto e social media in 8 lingue differenti. La startup è stata fondata da Gianandrea Facchini.

11. Vicker

Partita tra Vicenza e Roma, Vicker è una piattaforma che permette di mettere in comunicazione chi cerca qualcuno per lavori occasionali e chi è disposto a offrire quel servizio .La startup seleziona i professionisti, ma sono gli utenti a decidere il prezzo e a pagare poi con PayPal. I fondatori della startup sono Matteo Cracco e Luca Menti. Nel 2015 l’azienda è stata già finanziata per un milione di euro.

12. Quibee

Startup torinese nata ad aprile 2015, Quibee permette la lettura di contenuti editoriali come giornali e riviste con i propri dispositivi mobili in determinati luoghi circoscritti. Dal progetto pilota ideato da Luca Bona e destinato agli stabilimenti balneari, oggi Quibee è una piattaforma che si occupa di marketing di prossimità.

13. Razmataz

Si presenta come un LinkedIn per la vita sociale, Razmataz è una startup ancora in fase di sviluppo. Non è ancora disponibile l’app con la quale sarà possibile scoprire quali caratteristiche di ognuno interessano maggiormente alla community.

14. RiskApp

RiskApp offre i tool per analizzare gli effetti negativi di eventi naturali e disastri sui business. I destinatari sono soprattutto gli operatori del settore assicurativo. La startup ha sede a Padova, a Milano e a Newport Beach in California.

15. Arm 23

L’ambizione di Arm 23 è quella di rivoluzionare l’esperienza dei visitatori dei musei, offrendo una combinazione di riconoscimento per immagini e realtà aumentata. La piattaforma disponibile per Android e Apple permette a chi si trova di fronte a un’opera d’arte di ricevere sui propri dispositivi tutte le informazioni di cui ha bisogno e, se vuole, di fare un’esperienza interattiva alla scoperta di dipinti e sculture. La startup ha sede a New York e a Milano.

16. Johannes Printing Memories

Johannes Printing Memories è un servizio che ti permette, tramite un sito web, di stampare le foto su carte pregiate. La piccola società che lo rende possibile ha sede a Milano e anche tutto il materiale è rigorosamente made in Italy. È possibile inviare immmagini da stampare da qualsiasi device e ricevere le stampe comodamente a casa, in meno di 48 ore.

17. Kleeia

Kleeia è una piattaforma che permette ad artigiani e piccoli imprenditori di condividere il loro lavoro ed eventualmente attrarre nuovi clienti. La chiave del successo della startup è la dimensione locale della ricerca del servizio.

18. Mister Lavaggio

Mister Lavaggio è un sistema di lavaggio auto a domicilio. Grazie a una app è possibile prenotare il servizio risparmiando tempo. Si contatta l’operatore più vicino e si può avere a disposizione una tecnologia che permette di evitare lo spreco di acqua. La startup ha sede a Milano.

19. ProNatives

ProNatives offre sostegno ai turisti che vogliano avere a loro disposizione un aiuto con la lingua nelle località che visitano. Tramite l’app di ProNatives è possibile entrare in contatto con i “nativi” del luogo che possono rispondere a domande sui posti da vedere e risolvere problemi che solo un locale può affrontare

20. Solidcolor

SolidColor dal 2011 è una compagnia di produzione video. Si occupa di integrare le esperienze visive con contenuti di realtà virtuale. Il tutto è possibile grazie alla collaborazione di diverse professionalità all’interno del team della startup: Enrico Riscassi è un esperto di cinematografia, Fabio Bellotti è un ingegnere meccanico e Nicola Riva è un ingegnere informatico. La startup ha sede a Milano.

21. Swapush

Swapush è una piazza virtuale dedicata allo scambio online. Grazie alla condivisione di oggetti senza la necessità di comprare nulla si crea una community che ha gli stessi interessi. In Italia organizza anche diversi Swap Party che danno la possibilità anche di conoscere persone nuove.

22. Taskomat

Taskomat è un sistema operativo basato su cloud per sviluppatori freelance. La versione beta del software sarà dispobile a novembre.

23. The Invisible Hand

The Invisible Hand offre soluzioni innovative per semplificare il proprio business allo scopo di renderlo collaborativo. I suggerimenti di questa startup servono a ridurre il tempo inutile passato in riunioni, a distribuire la conoscenza e a favorire il flusso di valore di un’azienda. Il team della startup è attivo a Padova ed è molto vario per competenze e background.

24. Tracking Doc

Tracking Doc si rivolge agli operatori commerciali. È uno strumento che permette di tenere traccia dei documenti inviati, monitorando chi li legge e in che modo. Non si tratta solo di una notifica di apertura, ma di un sistema che suggerisce anche chi chiamare e quando farlo per aumentare l’efficienza di vendita e il fatturato.

25. Triboom

Le squadre possono radunare online i propri sostenitori e avviare campagne di finanziamento collettivo con Triboom. La piattaforma è infatti un crowdfunding per le società sportive che possono così avere più fondi a disposizione e possono coinvolgere i tifosi anche fuori dal campo. La startup è stata fondata da Alfonso Stefanelli, Sergio Marchesini e Matteo De Santi.

26. Tuscanery

Tuscanery è un servizio di selezione e consegna a domicilio dei migliori prodotti dell’enogastronomia toscana. Il consumatore può scegliere una tipologia di prodotti dal sito ma poi spetta allo staff di Tuscanery andare alla ricerca delle specialità locali con le quali stupire il cliente. I prodotti contenuti in ogni Tuscanery box sono sufficienti per preparare un pasto per quattro persone.

27. Uau Art

Uau Art srl nasce nel 2015 con l’obiettivo di sostenere nuove correnti artistiche e supportare pittori, scultori, fotografi, videomaker con una piattaforma digitale. È un hub nel mondo dei beni culturali che vuole sviluppare un modello innovativo di gestione manageriale degli autori di arte contemporanea urbana. Grazie a Uau Art gli artisti possono promuoversi e vendere le loro opere in tutto il mondo.

28. Warda

Warda è un servizio rivolto ai brand di moda. Offre sostegno via web, tablet o smartphone per coordinare e organizzare la raccolta del materiale digitale e la sua condivisione. È un catalogo digitale di tutti i prodotti di un’azienda che quindi ha una maggiore consapevolezza del loro uso ed evita errori, perdite di tempo e duplicati.

29. Wethod

Pianificazione, gestione del lavoro di gruppo, controllo del budget: sono alcuni degli obiettivi di Wethod. La startup di Roncade in provincia di Treviso lavora per dare sostegno ai membri del gruppo a ogni livello e aiutarli a ottenere autonomia grazie alla collaborazione e al riconoscimento dei comportamenti virtuosi.

30. Wimbify

Wimbify è un’app che si rivolge alla comunità lgbt e permette a chiunque voglia di ospitare qualcuno in casa propria guadagnando così crediti da poter usare per viaggi futuri. Non costa nulla e permette di fare nuove conoscenze. La startup ha sede a Milano e a San Francisco.

31. Yamgu

Fondata a Torino da Ester Liquori e Mauro Bennici, Yamgu (You are my guide) è una startup che si comporta come un’assistente di viaggio: è possibile pianificare una visita in una città e ottenere tramite la piattaforma dritte e consigli sui luoghi da visitare incrociando le informazioni su orari e condizioni meteo.

32. Aqrate

Aqrate è un sistema che permette alle società di accedere a servizi di traduzione. L’app valuta i documenti da tradurre e permette a chi voglia candidarsi per il lavoro di fare un’offerta che sarà poi confrontata con la valutazione fatta. In questo modo si migliora la qualità e si riducono i costi.

33. Aratravel srl

Aratravel si propone come un sistema per avvicinare le strutture alberghiere agli utenti riducendo i tempi di ricerca delle migliori offerte per camere e sistemazioni.

34. Boostey

Creatività e comunicazione sono le parole chiave di Boostey, l’agenzia milanese che si occupa di marketing e branding a sostegno delle aziende.

35. Buyme4You

Buyme4you è un app per vendere e comprare prodotti fatti in casa, dal cibo agli oggetti realizzati a mano. Non ci sono spese di spedizione perché tutto si fonda su un criterio di prossimità. Il ritiro del prodotto avviene di persona dopo aver contattato l’acquirente attraverso l’applicazione. Si possono mettere in vendita anche servizi e lavoretti occasionali.

36. ByTek Marketing

ByTek Marketing è un’agenzia di marketing che offre un servizio di analisi dei dati per l’elaborazione di campagne commerciali, soprattutto sul web. La startup di Bracciano è stata fondata da Giuliano Maria Fabbri, Paolo Dello Vicario, Elisa Luci, Alessandro Camilletti, Ivan Cicconi e Daniele Cattaneo.

37. C4psul4

Per ora C4psul4 è solo un progetto su Kickstarter. Si tratta di uno zaino gonfiabile il cui design è stato sviluppato a Milano. È pensato per resistere agli urti e all’acqua.

38. Dares Technology

Dares Technology ha sviluppato un braccialetto di nome She Call. Il braccialetto è in grado di tenere sotto controllo i battiti cardiaci e riconoscere attacchi di panico o situazioni di pericolo. Può vibrare e può illuminarisi ed è anche connesso allo smartphone nel caso sia necessaria una richiesta di aiuto. Il prodotto è stato ideato a Brescia ed è rivolto a un pubblico femminile.

39. Diamantech

Diamantech offre sostegno nelle scelte finanziarie. Sviluppa strumenti per interpretare i mercati e crea software per facilitare il lavoro ai gestori. L’azienda avviata nel 2013 ha sede a Marcon, in provincia di Venezia.

40. Enerbrain

Nel campo della sostenibilità degli edifici, Enerbrain fornisce soluzioni per risparmiare il 40 per cento dell’energia, migliorare la qualità dell’aria all’interno e promuovere una cultura ambientale. Il team di Enerbrain che ha sede a Torino è internazionale e raccoglie imprenditori, tecnici informatici ed esperti ambientali.

41. Eventa

Eventa aiuta a tenere traccia di concerti, spettacoli, partite in ogni luogo. È un valido sostegno nell’organizzazione del tempo libero. La startup è stata fondata nel 2014 e oggi raccoglie 2 milioni di eventi collaborando anche con gli organizzatori che vogliano sponsorizzare alcune manifestazioni.

42. Wook

Wook è uno strumento di eWitness Italia srl che promuove la conoscenza collaborativa. Permette di risolvere problemi insieme e favorisce l’interazione tra autori e lettori.

43. Filo

Filo ha inventato un sistema per tenere sempre traccia degli oggetti più importanti e fare così in modo di non perderli. Grazie a un piccolo dispositivo da inserire nella borsa, nel portafogli o attaccato al mazzo di chiavi sarà possibile sempre sapere dove si trova ogni cosa. Filo è stata fondata da Giorgio Sadolfo e ha preso parte al programma di accelerazione Luiss Enlabs.

44. Glassup

Glassup ha sviluppato degli speciali occhiali che permettono a chi li indossa di avere sempre sotto controllo notifiche, e-mail e indicazioni sulla direzione da prendere. Gli occhiali possono essere di supporto anche alle persone sorde. Il design è tutto italiano e viene da Modena.

45. Herotech

La startup nata nel 2016 sviluppa applicazioni. Al momento il team di Herotech ha realizzato una app di incontri e una per ricreare l’ambiente di strada nel gioco del calcio.

[fonte @startup_italia]

Facebook @workplace

La novità pone Facebook in diretta concorrenza con LinkedIn, ma anche con Google Drive e i suoi prodotti e servizi rivolti ai professionisti, e con Microsoft Outlook, Office e Yammer, il social network aziendale acquistato da Redmond nel 2012. Insomma Facebook lancia una nuova sfida a Google e Microsoft: Facebook at Work, o meglio Facebook @workplace.

La società guidata da Mark Zuckerberg ha lanciato  il suo strumento di networking professionale, a cui sta lavorando da molto tempo; infatti il progetto è nato del 2014 mentre la prima beta è del 2015 ed è stata testata da 400 grandi realtà internazionali, come la Royal Bank of Scotland e Heineken.

La piattaforma è una sorta di social network dedicato al business con servizi espressamente studiati per le aziende ma con un’esperienza d’uso simile al Facebook che tutti conosciamo. Gli utenti, che potranno usare il proprio profilo personale o creare un account nuovo, avranno a disposizione un News Feed, Gruppi, Eventi, le dirette streaming, una versione specifica di Messenger e il supporto alle chiamate audio e alle video chiamate.

Da ieri, è possibile accedere, iscriversi e compilare una breve scheda di profilazione, con la quale si autorizza Facebook ad attivare il contatto per definire come configurare il servizio in base alle esigenze della propria azienda.

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Facebook @workplace funziona con le stesse logiche del social network da cui deriva: le news feed compaiono in base a quanto stabilito da un algoritmo che studia i comportamenti e gli interessi dell’utente, naturalmente sulla base del suo profilo professionale; sono consentite chat individuali e di gruppo; è possibile condividere documenti e postare video.
La differenza rispetto al social network è rappresentata dai livelli di sicurezza e dagli strumenti di amministrazione, oltre, va da sé, a un look and feel più sobrio e alla completa assenza di messaggi pubblicitari.

Non c’è correlazione tra account professionali e privati degli utenti, tanto che non serve un account Facebook per utilizzare Facebook @workplace. Ma se è vero che le aziende non hanno alcun accesso tramite Facebook @workplace alle pagine personali dei loro dipendenti, è altrettanto vero che possono invece misurare le attività che ciascun individuo compie sul social network aziendale.

Non è però un servizio totalmente gratuito. Scoprilo ora

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Google è diventato maggiorenne

Google è diventato maggiorenne, ebbene sì: sono passati già 18 anni dalla nascita del motore di ricerca più famoso del mondo, che ricordiamo è stato frutto dell’intuizione di due studenti, Larry Page e Sergey Brin, che frequentavano la Stanford University in California. Sono passati 18 anni è vero, ma la data, nel corso degli anni, è stata più volte aggiustata. Il dominio di Google, infatti, è stato registrato il 15 settembre 1997, mentre la società è stata fondata il 4 settembre 1998. Il 27 settembre è stato scelto come anniversario solo nel 2005, per ricordare il giorno in cui fu raggiunto il record di pagine indicizzate. Una storia fatta di successi ed esperimenti, progetti e visioni, fino alla nascita di Alphabet, società creata nell’ottobre 2015 per separare l’attività di ricerca online dalle altre società e divisioni che nel frattempo Google aveva lanciato.

Noi proprio di questo vogliamo parlarvi in questo articolo news. Abbiamo selezionato 5 delle sue idee migliori degli ultimi anni, e una tra le peggiori, grazie a @Startupitalia.

Project Loon

L’idea di portare internet in tutto il mondo è un’impresa ardua, che trova non pochi impedimenti. È un’impresa matta e, per questo, è stata proposta in un progetto altrettanto matto. Il Project Loon, dove “loon”, oltre a significare “matto”, suggerisce il termine “balloon”, è stato sviluppato nel Google X Lab. Prevede di utilizzare dei palloni aerostatici che stazioneranno nella stratosfera a 25 km di altitudine, spostandosi dove serve grazie ai venti che spirano a quella quota. I palloni formano tra di loro una sorta di rete, che riceve le comunicazioni provenienti da terra, le fa viaggiare da un pallone all’altro e quindi le rispedisce in superficie dove si collegano alla Rete.

Google Earth

Il Google mappamondo più affascinante è ormai entrato nella nostra quotidianità. Nato 10 anni fa, lo usiamo costantemente per capire com’è fatto, per davvero, il nostro pianeta. È un progetto semplice ma straordinario, gratuito e accessibile per tutti. Il programma, oltre a portarci in ogni angolo remoto del pianeta, comprende anche la luna, Marte e una panoramica della volta celeste. Informazioni, immagini e video per imparare a conoscere la nostra casa. Presente e futura.

Project Ara

Lo hanno chiamato telefono-Lego. Infatti, Aro è il primo smartphone componibile. Una piattaforma innovativa su cui innestare i vari singoli moduli autonomi. Fotocamera compresa. L’obiettivo  è quello di ottenere la configurazione che più si desidera aggiornandola, di volta in volta, cambiando solo i pezzi necessari. Nel corso degli ultimi anni ha avuto una vita particolarmente travagliata con annunci di ritardi e rinunce. A maggio Google aveva fatto sapere che entro l’anno sarebbe stato reso disponibile un primo kit per gli sviluppatori, ma a settembre è arrivata la notizia di un nuovo stand-by.

Google Car 

È sicuramente uno dei progetto più noti e avanzati nell’ambito delle auto senza pilota. Il veicolo elettrico di Google è in grado di condurre i passeggeri in sicurezza grazie un software che sa riconoscere i pericoli e li analizza attraverso un algoritmo molto sofisticato. E per svilupparla ha stretto un accordo con FCA. Il colosso della Silicon Valley ci mette il software e la tecnologia. L’azienda automobilistica l’hardware. Secondo le ultime indiscrezioni dovrebbe arrivare sulle strade entro il 2020.

DeepMind

L’intelligenza artificiale e il deep learning possono essere messi al servizio del trattamento dei tumori. Un importante passo è stato fatto da Google DeepMind, la startup londinese acquisita da Google nel 2014, e dall’University College London Hospital, che hanno annunciato un accordo per sviluppare un algoritmo che migliori la preparazione alla radioterapia per i pazienti con tumori nelle aree della testa e del collo. DeepMind preparerà il suo algoritmo usando le TAC e le risonanze magnetiche di 700 pazienti dell’ospedale: in questo modo l’intelligenza artificiale imparerà a distinguere il tessuto sano da quello malato.

La meno riuscita in assoluto: Google Glass

Non hanno bisogno di presentazioni: gli occhiali che ci hanno fatto sognare e che invece hanno dimostrato di avere parecchi problemi. Anche noi li abbiamo provati, in effetti non danno soddisfazione. Chissà se riusciranno davvero a tornare in pista e a cambiarci la vita, come avevano promesso…

Olimpiadi Rio 2016: 100% social

Nella notte italiana del 5 agosto avrà luogo la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Il giornalista del Sole24ore @UMangiardi ha delineato le novità e i riferimenti da seguire in questa edizione, che si preannuncia la più “social” di tutte!

Facebook e Instagram

Come già accaduto per altri eventi mondiali, su Facebook sarà possibile personalizzare la propria immagine del profilo attraverso Facebook Frame, che aggiungerà al proprio avatar i colori della nazionale scelta. Inoltre, con l’app MSQRD (Masquerade), sarà possibile pitturarsi digitalmente il volto coi colori della propria bandiera. Inoltre ci sarà la possibilità di seguire integralmente il feed dell’evento: per collegarsi sarà sufficiente cliccare lo speciale “saluto” mattutino da parte di Facebook per essere reindirizzati ad un mix di contenuti dinamici personalizzati dedicati alle Olimpiadi, composti da conversazioni, eventi, video Live e quant’altro…

Invece Instagram lancia per Rio 2016 la funzione Instagram Stories, molto (forse troppo) simile a quello di Snapchat: istantaneità la parola d’ordine, infatti tramite Instagram Stories le foto e i video inseriti sotto la dicitura “storie” scompaiono dopo 24 ore senza ammorbarci il profilo. Insomma, molto Snapchat.

Hashtag e account Twitter utili

L’hashtag ufficiale della cerimonia è #OpeningCeremony e permetterà a milioni di telespettatori di unirsi tutti in un unico flusso con epicentro lo Stadio Maracanà a Rio de Janeiro. Twitter, Vine e Periscope agiranno di pari passo per un’esperienza coinvolgente a 360 gradi! Altro hashtag imprescindibile sarà #Rio2016, trend topic designato e riferimento ufficiale dell’Olimpiade. Per quanto riguarda gli account ufficiali, segnatevi i seguenti: @Olympics (account ufficiale dei Giochi), @OlympicFlame (l’account ufficiale della torcia olimpica e del suo viaggio), @Rio2016 (l’account ufficiale delle Olimpiadi di Rio 2016, disponibile anche in inglese @Rio2016_en) e @ItaliaTeam_it, l’account che raggruppa atleti, tecnici, Federazioni e società sportive italiane presenti a Rio, e non ultimo @Coninews, l’account ufficiale del CONI.

Inoltre su Twitter si potranno condividere la passione e l’entusiasmo con ben 207 Emoji studiate ad hoc: basterà Twittare l’hashtag di tre lettere legato ad ogni Paese in gara per veder comparire l’Emoji a bandiera personalizzata per ogni Team.

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Distribuited Content, il nuovo giornalismo

Distributed content, ad-blocking, video e smartphone. Questi i protagonisti del giornalismo contemporaneo.

Il Digital News Report 2016, appena pubblicato, come ogni anno dal Reuters Institute for the Study of Journalism (RISJ) porta in superficie trends e prospettive internazionali nel settore. Quest’anno sono stati 26 i Paesi e 50mila le persone coinvolte nello studio.

I social media sono ora una fonte di news su base settimanale per oltre il 50% del campione ascoltato e una parte crescente degli utenti ne dipendono per il consumo diretto delle news. Questo si traduce nel fatto che tutti quei servizi lanciati dalle aziende della Silicon Valley per le news nel corso del 2015 stanno effettivamente spostando gli equilibri del settore. I distributed content, ovvero i contenuti disponibili al di fuori degli spazi soliti degli editori, sono quindi una realtà ormai acquisita.

Tra le piattaforme Facebook domina ovunque (tranne che in Giappone) con il 44% complessivo, mentre Twitter rimane fermo al 10% totale. Snapchat, con il suo nuovo servizio denominato Discover, ha già guadagnato le attenzioni del 12% degli utenti statunitensi più giovani, a conferma della crescita costante dell’applicazione del “fantasmino”. Apple News, invece, non ha ottenuto ancora grande successo (solo il 3% nel Regno Unito e il 4% negli Usa, mentre altrove non è disponibile).

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Dal punto di vista della mobilità del web, invece, gli autori del report fanno notare come, a partire dal 2013, gli smartphone stiano guadagnando progressivamente terreno: il 53% dei partecipanti allo studio usa lo smartphone per leggere le news. Dai risultati del Report emerge anche come lo smartphone sia, in tutti i paesi analizzati, lo strumento tecnologico preferito dalle audience più giovani per l’accesso alle news. L’utilizzo del pc desktop e dei tablet è invece in discesa ovunque.

Il Digital News Report è andato anche a guardare come si sta sviluppando l’adozione degli ad-blocker nei 26 paesi analizzati e l’uso dei software che nascondo le inserzioni pubblicitarie dall’esperienza di lettura degli utenti oscilla dal 10% giapponese al 38% polacco. Sul mobile, il dato complessivo si ferma invece all’8% al momento, ma un terzo dei partecipanti dice di prevedere di installarne uno entro il prossimo anno. Anche in questo caso, scrivono i ricercatori, i numeri sono più alti nelle fasce di età più giovani.

Sulla scia della recente polemica attorno ai Trending Topic di Facebook, si è parlato molto di algoritmi nel corso della prima metà del 2016 e del modo in cui questi sono in grado di influenzare la fruizione dei contenuti giornalistici online. Anche il Report ha analizzato questo aspetto, riscontrando come il 36% complessivo degli utenti nei 26 paesi si dica soddisfatto se la selezione di news che gli viene offerta è fatta sulla base delle sue preferenze precedenti. Ecco il commento di Rasmus Kleis Nielsen, Director of Research del RISJ:

Ci sono differenze generazionali che cambiano di Paese in Paese, ma parlando complessivamente, le persone più giovani sono anche più propense a ritenere positive le raccomandazioni personalizzate e social per la loro fornitura di news online.

A sorpresa forse, nonostante i molti indicatori a mostrare risultati diversi, il video nel giornalismo online non sembra ritagliarsi ancora uno spazio significativo, sempre secondo i risultati del Report: solo il 26% dei partecipanti (globalmente) dice di fruire notizie online in formato visuale. Per il 41%, invece, le notizie testuali sarebbero ancora più semplici e comode da fruire, il 35% dice che le pubblicità pre-roll sono ancora troppo fastidiose.

La tecnologia “indossabile”, che per la prima volta è stata inclusa nel Report, sembra invece ancora non avere un ruolo importante nel presente dell’informazione: solo l’1% degli utenti interpellati utilizza uno smartwatch per informarsi, sia in Europa che negli Usa.

La biforcazione del seguente grafico spiega al meglio la situazione attuale:

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Lo Smartphone contro tutti

Qualche giorno fa Repubblica.it ha rimbalzato la news: ormai nel mondo sono cinque miliardi le persone che possiedono un telefonino ma gli smartphone metteranno a segno il sorpasso nel giro dei prossimi mesi. Stando al nuovo rapporto sulla mobilità eseguito dall’azienda Ericsson, le schede Sim associate agli smartphone supereranno per numero quelle relative ai telefoni cellulari classici dal terzo trimestre del 2016. Mentre entro il 2021 le sottoscrizioni associate a smartphone raddoppieranno, passando dagli attuali 3,4 a 6,3 miliardi.

Ma c’è un altro sorpasso già avvenuto, sempre secondo Ericsson, ed è quello tra schermi diversi: gli smartphone infatti battono il televisore come mezzo per guardare video mentre si è in casa. E’ così in tutto il mondo ma riguarda la cosiddetta generazione Y “nativa dello streaming”, nata e cresciuta con la possibilità di vedere online ogni tipo di filmato, film, videoclip musicale e chi ne ha più ne metta! Secondo Ericsson, dal 2011 al 2015 i ragazzi che oggi hanno tra i 16 e i 19 anni hanno dimezzato la fruizione di video in tv, quasi dieci ore, e hanno quasi raddoppiato (+85%) quella da display smartphone, salita a poco più di cinque ore.

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Il wi-fi, facile da intuire, è la prima fonte di connessione a internet per la fruizione di contenuti multimediali sul telefono tra le mura domestiche, ma i teenager italiani usano in modo sempre più frequente anche le reti cellulari, questo anche grazie al proliferare di abbonamenti convenienti.

Una riflessione: Internet of Things

Gli esperti tuttavia dicono che anche gli smartphone verranno a loro volta superati da un’altra tecnologia: Internet of Things, alias gli oggetti interconnessi.

Le stime sulle vendite per l’anno in corso effettuate dalla società di ricerca Gartner confermerebbero che il boom degli smartphone è quasi finito; cause principali di questo sarebbero la saturazione dei mercati più sviluppati e la tendenza a preferire cellulari tradizionali o modelli economici nei mercati in via di sviluppo. Secondo Gartner nel 2016 vedremo per la prima volta una crescita non più a doppia cifra, ma che si attesterà intorno al 7%, ovvero la metà rispetto al +14,5% del 2015. Una tendenza che non stupisce, basti pensare agli Usa dove i telefonini sono stati sorpassati perfino dalle auto per numero di nuove connessioni.

Gli utenti non sostituiscono gli smartphone con la stessa frequenza di un tempo: chi ha uno smartphone di fascia alta tende a tenerlo almeno per due anni e mezzo prima di considerare di cambiarlo. Del resto, quasi ogni anno produttori come Apple o Samsung lanciano sul mercato nuove versioni dei loro smartphone di punta, ma da un punto di vista tecnologico le novità non sono più esponenziali come un tempo e anche il modello “precedente” non diventa spazzatura da un giorno all’altro.

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