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LinkedIn: le novità del 2019

LinkedIn ha annunciato una serie di novità che lo rendono più interattivo e più simile ai colleghi “Facebook” e “Instagram”. Sulla piattaforma professionale più famosa al mondo non ci saranno più solo funzioni statiche e basilari.

Scopriamo insieme in che cosa consistono gli ultimi aggiornamenti!

LinkedIn su mobile

La gestione delle nuove pagine aziendali e la pubblicazione di contenuti su quest’ultime è adesso perfettamente integrata con l’App Mobile. Anche LinkedIn si adegua alle esigenze degli utenti. Fino al 2018, il social network dei professionisti era ingestibile dai dispositivi mobili ora, invece, si potrà aggiornare e mantenere attiva la presenza su LinkedIn anche dallo smartphone!

#Hashtag aziendali

E’ adesso possibile associare la propria pagina aziendale ai famosi hashtags in modo tale da rimanere sempre aggiornati e poter intervenire in conversazioni interessanti riguardanti il vostro marchio o attorno a topic che possono risultare stimolanti e strategici per l’azienda!

In più, altrettanto interessante, usufruendo della lista
“Contenuti suggeriti” aggiunta recentemente, si hanno a portata di mano i contenuti più popolari coerenti con il target del vostro pubblico e basati sugli hashtags da voi utilizzati.

Un modo, dunque, non solo per essere più facilmente aggiornati di tutte le “news” che ruotano attorno al vostro brand e al vostro settore di riferimento ma anche un modo più agevole per sfruttare gli aggiornamenti utili a potenziare la vostra azienda!

Le nuove modalità di condivisione

LinkedIn ha anche modificato la possibilità di condivisione da parte degli amministratori delle pagine! Oltre alla pubblicazione di canoniche immagini, fotografie, video e testi, adesso le pagine aziendali possono condividere documenti in Word, in Pdf, presentazioni Power Point per rendere più accattivante e coinvolgente la presenza sulla piattaforma e smuovere l’interesse degli utenti!

Ma le novità non sono finite!

L’aggiornamento prevede che le pagine aziendali possano ricondividere i contenuti pubblicati dai loro dipendenti che, se postati nuovamente dai datori di lavoro, riescono a triplicare l’engagement e di conseguenza a farsi conoscere ed ottimizzare la propria attività sui social. Inoltre, le pagine possono rispondere e condividere tutti i post nei quali viene menzionata l’azienda: il pubblico avrà così modo di dedicare l’attenzione ad argomenti positivi relativi al brand e si sentirà stimolato e coinvolto!

Gli eventi su LinkedIn

Promuovere e creare eventi su LinkedIn e invitare gli utenti? Esatto, si potrà fare anche questo! Proprio come già accade su facebook ma con un fine più orientato al business!

Infine, per consentire una maggiore gestione delle pagine aziendali, LinkedIn apre le porte a strumenti terzi di gestione, come Hootsuite. Con questa aggiunta, gli amministratori delle pagine riceveranno una notifica sul proprio profilo Hootsuite ogni volta che si verificherà un movimento sulla loro pagina LinkedIn.

Queste sono solo alcune delle novità che aiuteranno le aziende a migliorare, promuovere e amplificare i propri messaggi su LinkedIn e chissà, sarà solo l’inizio?

Cosa cambierà il 25 maggio 2018

L’ora X scatterà il prossimo 25 maggio!

Da quel giorno sarà direttamente applicabile il nuovo regolamento europeo sulla privacy Ue 2016/679 – entrato in vigore il 24 maggio 2016 – che porterà grosse modifiche alle norme che finora hanno regolato questa materia in tutti gli stati dell’Unione europea, dunque anche in Italia. 

Linguaggio semplice e chiaro

Una delle novità più applaudite è il fatto che dal 25 maggio le aziende che vogliono detenere e usare i nostri dati dovranno chiedercelo con un linguaggio chiaro e comprensibile, senza vocaboli tecnici o giuridici, in modo tale che tutti possano capire l’informativa. Saranno bandite le clausole tecniche e quelle scritte in caratteri troppo piccoli; le aziende dovranno dimostrare di aver ricevuto un’autorizzazione al trattamento dei dati, in maniera inequivocabile e comprensibile.

Principio di accountability

Con il nuovo regolamento viene finalmente definito il principio che prevede che sia responsabilità del possessore dei dati sensibili conservarli in maniera corretta.

Dati a scadenza

Una novità a beneficio dei consumatori è il principio di “retentio”. Cosa significa? Il nuovo regolamento introduce il concetto di scadenza dei dati. In ogni informativa sulla privacy dovrà essere specificato il tempo entro il quale il dato sensibile andrà trattato, scaduto il quale il trattamento diventerà illegittimo.

Addio al consenso senza specifiche

Con la nuova normativa le aziende dovranno chiedere il consenso non solo all’uso dei nostri dati, ma dovranno specificare anche l’utilizzo che ne faranno, distinguendo, per esempio, se il fine è quello di marketing, di profilazione, di geolocalizzazione, o altro. Ogni tipo di attività di trattamento implicherà un consenso specifico che il consumatore sarà chiamato a firmare, mettendo così fine alle informative “cumulative”.

Sanzioni

Una delle più grandi novità del regolamento è quella che riguarda i casi di data breach: le violazioni dei dati, per esempio in caso di attacchi informatici o furti. La norma introduce infatti il diritto per tutti i cittadini, siano essi aziende o persone fisiche, di conoscere la violazione dei dati che le aziende saranno obbligate a comunicare al Garante. Per i trasgressori le sanzioni, applicabili dal 25 maggio 2018, arriveranno fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato.

 

A cambiare saranno le leggi che chiunque maneggi dati personali dovrà rispettare per poter continuare a farlo, ovvero qualsiasi azienda con cui sottoscriviamo un contratto in cui inseriamo i nostri dati personali, comprese quelle attive solo online.

Vediamo più nello specifico grazie agli avvocati di @Repubblica i punti salienti, così da essere preparati:

Più tutele per i minori 

Maggiori tutele anche per i minori. In particolare, per i minori di 16 anni sarà necessaria anche l’autorizzazione del genitore o di chi ne abbia la potestà. Una regola, quest’ultima, che varrà anche per i servizi su Internet e per i social media.

Il diritto di conoscere i propri dati 

Continuiamo continuamente a ricevere email o messaggi da servizi che non

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Data-security-1024x536-300x250.jpg

ricordiamo di aver richiesto e temiamo di avergli fornito anche dati sensibili come il nostro numero di telefono.

Con il nuovo regolamento che sancisce il diritto di accesso, tutti i consumatori potranno rivolgersi alle società chiedendo che gli vengano

forniti i dettagli sui dati che hanno comunicato loro, chiedendo anche di chiarire come vengono trattati e come sono stati ottenuti. Le aziende, dal canto loro, saranno soggette all’obbligo di risposta.

Facebook dice addio all’utilizzo di fornitori esterni di dati

BY STILVERSO

BY STILVERSO

Facebook dice addio all’utilizzo di fornitori esterni di dati

Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirvi. Ho lavorato per capire esattamente cos’è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è altro da fare e dobbiamo farlo.

Con queste esatte parole Mark Zuckerberg ha ammesso le responsabilità di Facebook nel caso che in questi giorni ha travolto il social più celebre del mondo, accusato di aver condiviso con la società di marketing data-driven Cambridge Analytica i dati di 50 milioni di utenti americani senza il loro consenso, per potere influenzare le loro preferenze politiche in occasione dell’ultima campagna elettorale USA.

Forse è proprio quest’ultimo il dettaglio che ha creato più scalpore che ha messo davvero a dura prova la sua immagine. Dunque Facebook non ha perso tempo e ha rassicurato, anche concretamente, i propri utenti sulla sicurezza della propria politica di utilizzo dei dati, con una serie di annunci.

A pochi giorni dall’ammissione di colpe di Zuckerberg a nome della sua società, il 28 marzo scorso, Facebook ha reso note una serie di novità per il controllo della privacy e sempre lo stesso giorno ha anche annunciato che non utilizzerà più dati provenienti da fornitori terzi per il targeting delle sue campagne. Di fatto, si tratta di una diminuzione dei dati che vengono messi a disposizione degli inserzionisti per acquistare spazi targettizzati sulla piattaforma.

Ma quali dati?

Fino ad ora, il tipo di informazioni sugli utenti utilizzabili per il targeting pubblicitario erano di tre tipi:

  • i dati di prima parte di Facebook, raccolti dalle informazioni dei profili e della attività degli utenti
  • i dati di proprietà degli inserzionisti (ad esempio le liste di indirizzi email)
  • i dati di terza parte, provenienti appunto da fornitori specializzati

Una fonte di informazioni, quest’ultima, particolarmente utile soprattutto per aziende di piccole dimensioni non dotate di dati proprietari. Ma il fatto, certamente non positivo, che Facebook abbia uno scarso controllo su dove e come queste società raccolgono i dati, renderebbe il loro utilizzo rischioso per il social network. Soprattutto in un momento, come quello attuale, in cui per la piattaforma il tema privacy è davvero sulla bocca di tutti.

Graham Mudd, Product Marketing Director di Facebook, ha spiegato in una nota:

Questo prodotto consente ai fornitori di dati di terza parte di offrire i loro segmenti di targeting direttamente su Facebook. Sebbene si tratti di una pratica comune nel mercato, crediamo che questo passo possa migliorare la privacy degli utenti su Facebook.

Facebook continuerà invece ad affidarsi a partner esterni per la misurazione della pubblicità

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In Italia gli utenti del web superano i 43 milioni, nel mondo sono 4 miliardi

Appuntamento fisso di inizio anno è riportarvi i dati che registrano l’andamento dei principali trend riguardanti i social media, il mondo digital in generale e la loro diffusione in Italia e nel mondo.

Global Digital 2018 (qui la presentazione completa pubblicata) è un’indagine condotta da @WeAreSocial in collaborazione con @Hootsuite.

Dall’analisi dei dati provenienti da 239 Paesi, è emerso come il numero degli utenti connessi ad Internet nel mondo abbia sorpassato la soglia dei 4 miliardi di persone: un dato storico che ci dice che oggi più della metà della popolazione mondiale è online.

Più di 250 milioni di persone si sono connesse per

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la prima volta durante il 2017 (con primato del continente africano cha ha registrato il maggiore tasso di crescita) grazie anche ad un’evoluzione che ha visto protagonista l’industria del mobile con device e piani tariffari più accessibili (più del 75% della popolazione mondiale ora possiede un cellulare e oltre la metà di questi sono smartphone!)

Con più di 2 miliardi di utenti e una crescita pari al 15% rispetto all’anno precedente, Facebook continua a dominare lo scenario social nel mondo. Instagram registra una crescita straordinaria triplicando il numero dei

suoi utenti. C’è anche da dire però che WhatsApp e FacebookMessenger registrano un tasso di crescita doppio (30%) rispetto a Facebook. Insomma, una standing ovation…

In Italia

In Italia il 73% della popolazione è online (43 milioni di persone), con ben 34 milioni di utenti attivi sui social media. Durante il 2017 si è registrata una crescita di 4 milioni di persone connesse ad Internet (+ 10% rispetto al 2016).

Trascorriamo circa 6 ore al giorno online (quasi il doppio del tempo che passiamo davanti alla TV). E di queste ore, quasi 2 sono passate utilizzando una piattaforma social media.

YouTube e Facebook si contendono il primato delle piattaforme social su cui gli utenti sono maggiormente attivi. Un trend differente da quello mondiale che, come abbiamo visto, vede Facebook molto più utilizzato rispetto a YouTube.

Rispetto ad un anno fa non cambiano le gerarchie.

Confronta invece questi dati con quelli che avevamo pubblicato 2 anni fa!

Amazon Go: l’inizio di una nuova era?

Tutti ne hanno parlato, non potevano esimerci perché la notizia è di quelle che potrebbero rivoluzionare il nostro modo di rapportarci all’acquisto dei beni di consumo. E’ l’inizio di una nuova era nel settore dello shopping “fisico”? Fare la spesa non sarà più lo stesso? Staremo a vedere. Intanto approfondiamo.

Cosa succede

Questa settimana apre a Seattle (vedi dove) il primo negozio Amazon Go: all’apparenza sembra un normale negozio di alimentari, ma è la tecnologia commerciale all’avanguardia che lo rende attualmente il negozio più avanzato del mondo. Non ci sono i cassieri e si paga la spesa direttamente tramite il proprio account Amazon, senza metter mano né al portafoglio (che roba obsoleta!) né allo smartphone.

Questa nuova esperienza di shopping senza cassa proposta da Amazon è resa possibile grazie a molte delle tecnologie che si trovano già a bordo delle auto a guida automatica: visione artificiale, sensori e machine learning che apprendono dall’esperienza. Tutto converge nel sistema chiamato Just Walk Out Shopping, che è in grado di rilevare quando i prodotti sono presi o rimessi sugli scaffali (attenzione, non scannerizzati, semplicemente presi!) tenendone traccia nel carrello virtuale del cliente. Finito lo shopping, si esce semplicemente dal negozio e, dopo poco, il conto verrà addebitato sull’account Amazon che invierà una ricevuta. Fine.

Come funziona

L’apertura era prevista a inizio 2017, ma a marzo scorso la compagnia l’aveva sospesa. Secondo quanto aveva riportato allora il Wall Street Journal, il “cervello” informatico del negozio aveva dei problemi a tenere sotto controllo più di 20 persone contemporaneamente. Dunque ora sono centinaia le micro cam sparse nel negozio: per capire quali prodotti vengono acquistati Amazon usa videocamere con sistemi di computer vision, machine learning e vari sensori sparsi lungo tutta la superficie.

Quando entra infatti il cliente scansiona un’app dello smartphone in modo tale che un reader riconosce il QR code del cliente e da lì in poi tutti i suoi moviemnti. Poi , una volta all’interno del supermercato, ci si comporta come sempre. Si cammina tra gli scaffali, si prende della merce, poi si cambia idea e la si rimette al suo posto. Senza mai scannerizzare. E, finita la spesa, non esistono cassieri o casse automatiche, si esce e basta: i soldi sono prelevati automaticamente dalla propria carta di credito.

Cosa vende

È un classico supermercato “medio-piccolo”, quindi saranno presenti i classici generi alimentari pre-confezionati preparati ogni giorno dagli chef all’interno del supermercato, o cucinati al momento in tempo record. Si può fare colazione, pranzo, cena o mangiare uno snack veloce. La selezione di prodotti alimentari spazia dal pane al latte, dai formaggi artigianali alla cioccolata locale. Non mancano, inoltre, marche molto conosciute, oltre a reparti speciali. Inoltre, per chi ha fretta, può comprare uno dei kit Amazon – studiati dai loro cuochi – per preparare a casa un pasto per due in circa 30 minuti.

E i cassieri?

Se il primo Amazon Go nella città natale del colosso americano darà i suoi frutti ne saranno aperti altri 2000 in giro per il mondo. La figura del cassiere però non sarà eliminata, solo riposizionata: all’interno del primo Amazon Go lavorano otto dipendenti, molti di più di quelli che la grandezza del supermercato porterebbe a pensare.

Universo Cloud: Google+Cisco vs Amazon AWS

Quello dei “cloud services” è diventato un mercato enorme e in rapida crescita. Oggi è dominato da Amazon, che vende il suo spazio web ai maggiori eCommerce di tutto il mondo. La divisione AWS (Amazon Web Services) ha iniziato il suo cammino nel 2006 e oggi sta generando oltre 4 miliardi di dollari di vendite al trimestre, diventando uno dei core business di tutta la galassia Amazon. Dietro Amazon ci sono Microsoft (Azure) e Ibm. Google detiene per ora la quarta posizione, con circa il 5% del mercato.

Ma siamo davanti a un settore che sta crescendo molto velocemente, creando nuove aperture per tutti i concorrenti.

Infatti in questi giorni è nata una partnership fra Google e Cisco, molto interessante nella lotta al colosso Amazon, in ottica cloud. Un accordo che combinerà l’esperienza di Google nella costruzione di data center e software open source con la forza di vendita globale di Cisco, il supporto clienti e la sicurezza.

La maxi alleanza punta a ottimizzare le forze per un’offerta di cloud ibrido alle grandi aziende.

L’accordo sarà effettivo a partire dalla prima metà del 2018: Google potrà fornire le sue soluzioni al ramo aziende, Cisco garantirà sicurezza e supporto. Il cuore della partnership saranno le piattaforme open source, come Kubernetes e Istio.

L’annuncio è arrivato attraverso un post sul blog ufficiale di Google di Nan Boden, responsabile dei partner tecnologici globali Google Cloud:

Oggi annunciamo una nuova partnership con Cisco per aiutare i nostri clienti a migliorare l’agilità e la sicurezza in un mondo ibrido con una soluzione aperta e pienamente supportata per lo sviluppo e la gestione di applicazioni in sede e in Google Cloud. Insieme stiamo lavorando a una soluzione completa per sviluppare, eseguire, proteggere e monitorare i carichi di lavoro, consentendo ai clienti di ottimizzare gli investimenti esistenti, pianificare la migrazione del cloud ed evitare intoppi. Gli sviluppatori saranno in grado di creare nuove applicazioni nel cloud o in loco utilizzando costantemente gli stessi strumenti, il tempo di esecuzione e l’ambiente di produzione.

Chuck Robbins, chief executive officer di Cisco, ha commentato invece:

La collaborazione con Google fa sì che i nostri clienti abbiano a disposizione il miglior cloud in assoluto, agilità e scalabilità insieme a sicurezza e supporto di classe “enterprise”. Condividiamo la visione comune di un mondo cloud ibrido che offra la velocità dell’innovazione in un ambiente aperto e sicuro per portare le giuste soluzioni a nostri clienti.