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Data-Driven

Non è più la quantità di contatti a fare la differenza ma la tipologia di informazioni raccolte, volte a segmentare i target di pubblico a cui si rivolge la comunicazione in riferimento ai dati ottenuti. Un modo per “coccolare” i propri clienti attraverso strategie mirate sempre più finemente.

Ne avevamo già parlato qui, vi ricordate?

Infatti, secondo una delle definizioni più classiche, il marketing è “quel processo sociale e manageriale diretto a soddisfare bisogni ed esigenze attraverso processi di creazione e scambio di prodotto e valori”. Per questo si studiano gli orientamenti e i comportamenti dei propri target, per creare un’offerta che corrisponda alle loro richieste. Un concetto ormai consolidato, sul quale si sono sviluppati centinaia di nuovi software & tools di analisi, i quali hanno in breve tempo letteralmente rivoluzionato il modo in cui il marketing agisce.

Oggi parliamo del cosiddetto Data-Driven Marketing e delle sue strategie che coinvolgono ogni fase del processo, dalla creazione alla distribuzione del messaggio pubblicitario, fino alla raccolta dei dati (ultimo e primo step).

data driven creative strategies Data-Driven

Ma quali dati ci servono per conoscere i nostri clienti?

  • Dati demografici, legati al genere, all’età, alla residenza, al lavoro, allo stato civile, al reddito
  • Dati comportamentali, provenienti soprattutto dall’analisi del comportamento sul web, come il tempo di permanenza su un sito, il percorso effettuato, la tipologia dei contenuti più ricercati, le parole chiave più utilizzate, gli interessi dell’utente
  • Dati di interazione con il Brand, come l’iscrizione alla newsletter, la tipologia di prodotti acquistati sul proprio e-commerce, la frequenza di acquisto, la frequenza di visita del punto vendita

La parola chiave dunque è personalizzazione, marketing della personalizzazione: la possibilità di utilizzare i dati a disposizione per inviare messaggi o mostrare contenuti diversi, più adatti e “personalizzati” appunto, a persone diverse, per migliorare l’esperienza dell’utente e offrire proposte più in linea con i loro interessi, precedenti acquisti, ecc. Si tratta di molto più, quindi, che inserire il nome del destinatario in automatico all’interno di un’email o di seguire un utente per mostrargli un articolo contenuto nel suo carrello.

Tutto ciò con l’aiuto dell’automazione dei processi ovviamente. Un esempio? Data-Driven Creativity.

Che ci azzecca la creatività con l’arido mondo dei dati? Non è forse un’arte essenzialmente poetica, frutto dell’estro di singoli individui? Evidentemente no: di data-driven creativity si discute sempre di più, ovvero come possono cambiare i banner pubblicitari e il mestiere dei creativi nell’era dei big data.

Marianna Ghirlanda, Head of Creative Partnerships presso Google Italia, ha dichiarato recentemente:

Alla base delle strategie di investimento sul Programmatic Advertising dovrebbe risiedere la consapevolezza dell’opportunità, attraverso queste piattaforme, di indirizzare la pubblicità su target molto specifici, grazie all’utilizzo di un mix di dati provenienti da più fonti (propri sistemi di CRM e fonti terze). Diventa quindi centrale il lavoro sui dati poiché la qualità della base informativa sul target raggiungibile sarà un elemento che determinerà il prezzo (ovvero la disponibilità a pagare di più la specifica impression)

Big Data: è questo il primo pilastro su cui sta crescendo il “programmatic”, in linea e in sinergia con un altro paradigma data-driven o data-centered: quello IoT.

Concludendo, in cosa consiste la “genialità”? Risiede nella possibilità di fare quello che la pubblicità ha sempre voluto e sempre cercato di fare: raggiungere la persona giusta, al momento giusto e con il giusto contenuto. In pratica si sta passando sempre di più dall’acquisto dello spazio all’acquisto mirato dell’audience.

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Confusi? Scriveteci per capire insieme come riuscire a segmentare al meglio il vostro bacino di utenti, la vostra audience.

Accelerated Mobile Pages

Una pagina AMP (Accelerated Mobile Pages) è un formato di pagina open source per il Web mobile che consente alle tue pagine di essere visualizzate quasi istantaneamente sui dispositivi mobili; insomma, si tratta di un sistema sviluppato per rendere meno frustrante l’esperienza del web da telefonino. Il progetto AMP è basato su un nuovo standard (.amp.html) costruito a partire da tecnologie web già esistenti, che permette di realizzare pagine web molto più leggere. Le pagine prodotte dagli editori in formato AMP, tra cui La Stampa o LaRepubblica, sono memorizzate e distribuite da Google o dalle piattaforme digitali che partecipano al progetto, il che garantisce prestazioni migliorate e modalità di visualizzazione innovative per gli utenti.

Inoltre, le pagine AMP consentono agli utenti di interagire con i contenuti di un singolo publisher su più siti durante le stessa sessione.

Ma come funzionano

Nel 2015 Google ha presentato il progetto Accelerated Mobile Pages, per il momento però è stato raccontato dai media per lo più come la versione made in Google degli Instant Articles di Facebook. C’è di più, ma andiamo con ordine.

Le pagine Accelerated Mobile Pages sono uguali a qualsiasi altra pagina HTML, ma hanno una serie limitata di funzionalità tecniche consentite che vengono definite e regolate dalla specifica AMP open source. Come tutte le pagine web, le pagine Accelerated Mobile Pages vengono caricate in qualsiasi browser moderno e in qualsiasi visualizzazione web delle app. I file AMP adottano diversi approcci tecnici e architetturali che danno priorità alla velocità per offrire un’esperienza più rapida agli utenti. Gli sviluppatori AMP hanno a disposizione una ricca libreria sempre più ampia di componenti web che offrono la possibilità di incorporare oggetti multimediali quali post social e video, visualizzare annunci o raccogliere dati analitici. L’obiettivo non è rendere omogenei l’aspetto e il design dei contenuti, ma realizzare una base tecnica per le pagine più comune, che velocizzi i tempi di caricamento.

Inoltre, i file AMP possono essere memorizzati nella cache sulla cloud per ridurre il tempo di download dei contenuti sui dispositivi mobili degli utenti. Utilizzando il formato AMP, gli autori di contenuti consentono a terze parti di memorizzare nella cache i contenuti dei file AMP. Con questo tipo di framework, i publisher continuano ad avere il controllo dei propri contenuti ma le piattaforme possono memorizzare facilmente nella cache i contenuti o eseguirne il mirroring per garantire una velocità di pubblicazione ottimale agli utenti. Google ha messo a disposizione la sua cache AMP, che può essere utilizzata da tutti gratuitamente e nella quale verranno memorizzate tutte le pagine AMP.

Chiedici intanto maggiori info, ne sentiremo sempre più parlare! Automattic ha già pubblicato un plug-in AMP per WordPress.

Concludendo, per ora, l’obiettivo è fare in modo che la combinazione di funzionalità tecniche limitate e di un sistema di distribuzione basato sulla memorizzazione nella cache consenta di migliorare le prestazioni delle pagine e permetta ai publisher di ampliare il proprio pubblico. Sembra funzionare, gli editori di AMP anche in Italia continuano ad aumentare.

[fonte @AMPhtml]

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HTTPS, il nuovo Must Have

Sono passati 3 anni da quando, nel mese di agosto 2014, Google annunciò sul suo blog ufficiale che il passaggio al protocollo HTTPS sarebbe stato considerato un segnale di ranking positivo per i siti che si fossero dotati di una connessione più sicura.

La sicurezza è una priorità assoluta per Google. Investiamo molto nel garantire che i nostri servizi utilizzino la sicurezza leader del settore, la forte crittografia HTTPS, come impostazione predefinita. Ciò significa che le persone che utilizzano Google Search, Gmail e Google Drive, ad esempio, hanno automaticamente una connessione sicura. Ma al di là della nostra roba, stiamo anche lavorando per rendere più sicuro Internet. Una grande parte di questo è assicurarsi che i siti web che accedono a Google da Google siano sicuri.

Da allora è cambiato molto.

Nelle ultime settimane Google ha iniziato a dare avvisi ben precisi, spiegando che per esempio tutte le pagine HTTP contenenti form da compilare sarebbero state ora segnalate come “Non sicure”: per Google ogni form è diventato “un possibile punto di accesso per uno scippatore in Vespa 50 truccata davanti ad un Ufficio Postale” (cit @tagliaerbe). Non solo, la nuova versione di Chrome (la 62) segna come non sicuri i siti in HTTP che richiedono l’inserimento di dati da parte dell’utente (non solo password e carta di credito): la dicitura “Non sicuro” sarà mostrata anche nel momento in cui l’utente prova ad inserire dei dati nel sito mentre, nella modalità In incognito, l’etichetta sarà mostrata subito al caricamento della pagina.

Insomma lo scopo di Google è arrivare a segnalare tutte le pagine HTTP come “Non sicure” e così facendo consiglia senza mezzi termini a tutti i proprietari di siti web di passare da HTTP a HTTPS il prima possibile.

Ma cos’è il protocollo HTTPS?

E invece i certificati SSL, necessari alla migrazione da HTTP? QUI potrete fare un ripasso, ne parlavamo già a inizio 2017 quando sottolineavano i suoi benefici in fatto di SEO.

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I vantaggi SEO

VANTAGGI SEO HTTPS, il nuovo Must Have

L’HTTPS non è cosa buona solo lato sicurezza, ci sono infatti anche alcuni vantaggi aggiuntivi lato SEO da considerare

  1. Il ranking di Google aumenta. Come già scritto, Google ha confermato la crescita dei siti HTTPS. Come la maggior parte dei fattori di ranking, è molto difficile isolare da solo ma questo è qualcosa da tenere già bene mente. Inoltre, il valore del passaggio a HTTPS rischia di aumentare nel tempo.
  1. Dati referrer. Quando il traffico passa da un sito HTTPS le informazioni di riferimento protette vengono preservate. Questo è diverso da quello che accade quando il traffico passa attraverso un sito HTTP, il quale viene rimosso e si identifica ora come “diretto”.
  2. Sicurezza e privacy. L’HTTPS aggiunge sicurezza per i tuoi obiettivi SEO in diversi modi: innanzitutto verifica che il server con il quale “parla” il sito web sia quello corretto, poi previene la manomissione da parte di terzi, rende il tuo sito più sicuro per i visitatori poiché crittografa tutta la comunicazione, inclusi gli URL; infine, protegge le cose come la cronologia di navigazione o i numeri di carta di credito.

È tempo di agire

Sul nostro sito Stilverso.it trovi i Certificati emessi da Thawte™ di Symantec che è l’Autorità di Certificazione più conosciuta al mondo; ti consiglieremo quello più adatto al tuo sito. Noi ci occupiamo anche di tutta la parte burocratica come la creazione e l’inserimento del CSR, la scelta del webserver sul quale installare il certificato SSL e l’invio dei dati relativi alla email ed al contatto amministrativo; una volta ottenuto il certificato, provvederemo noi anche ad installarlo sul tuo server o sul tuo spazio di hosting.

Una volta installato il certificato sarai pronto ad utilizzare l’https sul tuo sito o applicativo! Confrontali subito.

Una volta installato il certificato sarai pronto ad utilizzare l’https sul tuo sito o applicativo! Confrontali subito.

Intelligenza artificiale + Mobile = ChatBot

L’intelligenza artificiale (o IA, dalle iniziali delle due parole, in italiano) è una disciplina appartenente all’informatica che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana.

Molti dei traguardi raggiunti nel campo dell’intelligenza artificiale negli ultimi anni sono direttamente proporzionali allo sviluppo del mobile. Come sappiamo, di questi tempi gli utenti hanno la possibilità di conversare con chiunque in tempo reale utilizzando le varie piattaforme testuali e applicazioni dedicate alla messaggistica: questa tipologia di interazione è diventata dominante, ecco dunque comparire i ChatBot, intelligenze artificiali a servizio degli utenti (e nuovo potente strumento di marketing). Il ChatBot è un software basato sull’IA, in grado di simulare una conversazione intelligente con l’utente su una chat. Di fatto offre un servizio funzionale e di supporto attraverso le principali piattaforme di messaggistica come Telegram e Facebook Messenger.

I possibili utilizzi

Dal customer care, alla diffusione di notizie e alle offerte e promozioni. E ancora al supporto nell’acquisto su siti eCommerce. La loro forza sta nel loro essere autonomi e sempre presenti, attivi 24 ore su 24, per offrire agli utenti aiuto e risposte subito senza attese. E allo stesso tempo tracciarne interessi, preferenze, età e gusti. Ad oggi gli sviluppatori sono in grado di creare ChatBot capaci di comprendere il linguaggio e di apprendere costantemente dalle interazioni, diventando man mano sempre più intelligenti. A tutti gli effetti dei” ro-bot” virtuali.

chatbot Intelligenza artificiale + Mobile = ChatBot

Come funzionano i ChatBot su Facebook

chatbotfb 1 Intelligenza artificiale + Mobile = ChatBot

Nel caso di Facebook Messenger, la famosa piattaforma di messaggistica del colosso Facebook, i bot assumono il ruolo di intermediari tra una azienda ed un cliente finale, fungendo da supporto automatizzato per le informazioni su prodotti o nella ricerca dei contenuti.

Facebook Messenger viene utilizzato attualmente da più di 900 milioni di persone in tutto il mondo. Gli utenti, oltre a conversare con amici e familiari, tramite esso entrano in contatto con aziende e brand. Si stima oltre un miliardo di messaggi scambiati ogni mese tra persone e attività commerciali. I bot rappresentano dunque un’evoluzione delle relazioni online, perché in grado di fornire autonomamente risposte come un qualsiasi Customer Service in carne e ossa.

Un ChatBot, una volta installato, sarà in grado di intercettare ogni singolo messaggio che un utente invia in privato alla pagina Facebook, rispondendo nell’immediato in base alle impostazioni predefinite. Ad ogni chatbot è associato un indirizzo web, dunque aziende e brand avranno la possibilità di promuovere i propri bot con strategie di marketing o attraverso i pulsanti dedicati. Inoltre, ogni singolo utente che accede alla chat viene registrato e potrà diventare oggetto di attività di retargeting. Insomma, lo stesso meccanismo di una newsletter ma con performance ben più incisive e meno invasive (è lo stesso utente a mettersi in contatto).

Non ti è chiaro se potrebbe esserti utile un ChatBot? Contattaci, come sempre senza impegno.

Influencer Marketing: cos’è

Attraverso questa strategia di marketing, il brand forza le dinamiche naturali dei nuovi media andando a stimolare gli utenti del web ritenuti punti di riferimento in grado di influenzare un determinato settore. Personaggi del web, e non solo, che hanno saputo raccogliere attorno a sé migliaia di follower, grazie alla propria competenza o alla propria abilità comunicativa.

Tali personaggi sono in grado, con la loro opinione, d’influenzare l’opinione (e le preferenze d’acquisto!) di molti. Sono influencer. Loro permettono di amplificare la voce del brand, divenendo ambasciatori del brand carismatici.

La forza dell’influencer marketing sta nel rapporto budget – audience raggiunta – efficacia del messaggio. Rispetto all’investimento (economico e creativo) che sarebbe richiesto a una classica campagna on e offline che raggiunga un pubblico così profilato, in modo così efficiente, l’influencer marketing permette notevoli risparmi.

Chi sono questi influencer

Tutti possono essere influencer. Ma gli influencer online si distinguono per avere un blog o un altro canale di comunicazione online (giornale, magazine, social media) seguito assiduamente da un numero consistente di utenti web e ritenuto punto di riferimento per uno o più argomenti (tech, travel, fashion, ecc).

Come funziona

Pianificazione strategica – In ciò non si differenzia da nessuna altra campagna di marketing: definizione degli obiettivi, del target, del budget e dei tempi.

Individuazione influencer – Chi è che parla al nostro target? Questa è la parte più costosa della campagna: richiede un’attenta analisi di molte fonti web. Blog, magazine, testate giornalistiche e profili social media vengono passati al setaccio per capire quali possono portare il più ampio risultato in termini di eco (condivisioni, menzioni, link) e di autorevolezza.

Contatto – Questa è la parte più delicata di tutta la campagna: l’influencer viene contattato e, qualora accetti la collaborazione, ci si accorderà sulla modalità d’intervento. Il più delle volte è a titolo oneroso o prevede la “prova del prodotto”. Il brand spedisce il prodotto all’influencer che, in cambio della recensione, può godere dell’ultimo ritrovato tecnologico prima degli altri o della scarpa più alla moda.

Misurazione dei risultati – Come misurare i risultati di una campagna di influencer marketing? Il ROI è misurabile in termini di:

    • Aumento acquisti
    • Aumento delle menzioni del brand
    • Aumento dei link verso il sito brand
  • Aumento del traffico web

I tipi di eventi più indicati per sfruttare questo canale di marketing sono i seguenti:

    • Lancio di un nuovo prodotto
    • Diffusione di prodotti di content marketing
  • Organizzazione eventi

sories e1557847623854 Influencer Marketing: cos'è

Quello dell’influencer marketing è un tema particolarmente “hot” in questi mesi. E’ un mercato molto profittevole sia per le aziende che per le celebrity, ma data la difficoltà a riconoscere un post sponsorizzato da uno standard, il mercato sta chiedendo una regolamentazione che possa salvaguardare gli utenti.
All’estero esistono già delle norme che mettono ordine (o tentano di farlo) all’interno del mercato dei post sponsorizzati. E in Italia? Anche da noi ultimamente si sta iniziando a parlare insistentemente del fenomeno, e da più parti dentro e fuori la industry pubblicitaria sorge l’esigenza di definirne delle regole a tutela dei consumatori. L’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria, ad esempio, ha proposto che i post “commerciali” vengano resi visibilmente riconoscibili con dei tag speciali.
Staremo a vedere…
Chiedici maggiori info in merito!

Google My Business: sfruttiamolo al meglio per i Saldi

Sono iniziati i Saldi estivi, i negozi si affolleranno di persone in cerca del grande affare, i prodotti rimasti invenduti per mesi avranno una opportunità di rilancio e tu, caro imprenditore, potrai avere un incremento del tuo fatturato. Fin qui tutto bello, bellissimo…

Ma come prepararti al meglio? Utilizzando Google My Business.

Ecco di seguito una lista di cose che puoi fare, consigliate direttamente della community degli Inserzionisti Google:

    1. Aggiornare gli orari di apertura. Sicuramente con i saldi estivi la tua attività resterà aperta anche la domenica o subirà dei cambiamenti di orari, aggiorna queste informazioni per non perdere nessuna fetta di pubblico.
    1. Aggiungere le foto dei prodotti. Inserisci le foto dei tuoi prodotti in offerta, dai modo ai clienti di vedere quali occasioni possono cogliere durante i Saldi estivi nel tuo negozio. E ricorda che le foto che inserisci devono sempre essere ottimizzate per il web, hanno come obiettivo quello di attirare potenziali clienti: dunque solo foto di qualità!
    1. Collegare il tuo sito web aziendale. Controlla che sia  aggiornato con i prodotti ed i servizi in offerta.
  1. Analizzare le statistiche. La sezione dedicata alle statistiche all’interno del tuo account GMB ti darà modo di apprendere tantissime informazioni relative alla tua attività che forse hai tralasciato fino ad ora. Conoscerai i dati della ricerca diretta (clienti che hanno trovato la tua azienda in base al nome), della scoperta (clienti che hanno trovato la tua azienda con prodotto, servizio), il numero delle visite al tuo sito web tramite la scheda GMB, il numero di richieste di indicazioni stradali, il numero di chiamate arrivate al tuo punto vendita e le foto.

Infine, last but not the least, non dimenticare di integrare queste attività con una campagna Adwords per raggiungere un risultato al top!

Alcune basi

Quando dobbiamo aprire un pagina Google My Business, ci troviamo questa schermata: dobbiamo scegliere tra una di queste opzioni; in quale classificazione rientra la nostra attività?

    • Se abbiamo un’attività dove ospitiamo clienti, come un negozio, un bar, un ristorante, allora dovremo selezionare “esercizio pubblico”. Non è detto che sia per forza la vendita di prodotti, ma anche l’erogazione di servizi, come nel caso di un hotel o di uno studio legale.
    • Se offriamo un servizio, ma non abbiamo un sede fisica dove ospitare i clienti, come nel caso di un idraulico o un’impresa edile, allora dovremo selezionare l’opzione “servizio”. Google lo classificherà come un’attività che offre servizi a domicilio.
  • Infine, si può anche selezionare l’opzione “Fornisco i miei servizi anche presso la mia sede”, ad esempio un idraulico che gestisce anche un negozio.

E’ inoltre importate tenere presente che i due campi più delicati per la modifica delle informazioni sono il nome dell’attività e l’indirizzo.

Il nome dell’attività che inseriamo in fase di creazione di una nuova sede, non può essere modificato finché non avremo eseguito la verifica. Questo campo nel pannello sarà “bloccato”.

La scheda di attività commerciale di Google My Business dà molta importanza all’indirizzo. E’ proprio la scelta di aprire una sede, che ci renderà visibili su Google Maps e ci permetterà di importare l’indirizzo (la sede) in AdWords per l’estensione di località: bisogna essere il più precisi possibile e inserire l’indirizzo corretto.
Se vogliamo modificare l’indirizzo, prima della verifica (ovvero l’invio della cartolina con relativo codice) nessuno ce lo vieta ma bisognerà poi chiedere un altro codice di verifica.

Per tutti gli altri campi invece, non ci sono complicazioni, avranno il simbolo della matita e basterà cliccare per modificarli. Le modifiche che apportiamo potranno comunque non essere immediate, perché sottoposte a un controllo di qualità per verificare che siano conformi alle normative.