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Archives for Ottobre 2016

Cosa vuol dire “fare branding”

Non capita spesso di avere la fortuna di lanciare sul web un brand fino a ieri inesistente e dover quindi creare da zero la sua identità (e reputazione).

Cos’è?

Innanzitutto cos’è questo famigerato “brand”?

Il brand, in italiano “marchio”, è enciclopedicamente parlando la denominazione commerciale o il simbolo che distingue un prodotto, una merce. Ma non si tratta solamente del nome con cui chiamiamo un prodotto: il brand racchiude in sé una serie di “sentimenti” che gli individui gli attribuiscono, le quali possono essere positive o negative.

Un brand può dunque ispirare fiducia, sicurezza, indignazione, può trasmettere dei valori. Ecco che allora la definizione della brand identity di un marchio o di un’azienda assume un enorme significato per il buon esito di una strategia di comunicazione.

Vediamo insieme le 5 fasi indispensabili di @SEMrush nel processo di branding!

1. Entrare nella mente del progetto/prodotto

Il primo importantissimo passo è cercare di carpire tutto ciò che ha portato alla nascita di questo futuro brand.

  • Da quanto tempo stava pensando al progetto?
  • Qual è il suo background culturale/lavorativo?
  • Qual è l’immagine che vuole dare del suo marchio?
  • Che cosa lo rappresenta al meglio?
  • Quali sono i suoi valori?

Dando una risposta a tutte queste domande avrai una visione d’insieme del progetto che ti aiuterà a restare maggiormente focalizzato sull’essenza del brand.

2. Raccogli informazioni a livello visivo

Una volta raccolte tutte le informazioni di cui sopra cerca di organizzarle in modo visivo. Questo ti aiuterà a visualizzare meglio ciò che il brand rappresenta e quello che deve trasmettere ai possibili acquirenti.

Può essere utile a questo scopo creare una cosiddetta moodboard, al cui interno inserire immagini che possono evocare dei sentimenti legati al brand: materiali, colori, oggetti, scene di vita.

moodboard

Allo stesso modo puoi creare una lista di aggettivi che ti aiuteranno a definire la brand identity e i prodotti che dovrai promuovere.

3. Naming e logo

In questo caso ti trovi di fronte a due strade:

  • è già ben chiaro il nome da dare al brand, perché magari si tratta di un marchio di famiglia che prende quindi il nome del fondatore
  • si dovrà progettare naming e logo ex novo e definire nel modo più efficace la brand identity, dunque è richiesto un vero e proprio brainstorming per trovare l’idea vincente che definisca perfettamente l’immagine coordinata del brand

4. Definizione della strategia e del tono di comunicazione

É arrivato il momento di pianificare la strategia di comunicazione e definire il tono di voce da utilizzare, cioè lo stile da dare alla comunicazione del brand.

Per definire la brand identity di un marchio è fondamentale individuare il target a cui il brand si rivolge. Per fare questo dovrai prima di tutto identificare le buyer personas, ovvero personaggi fittizi, identificati come possibili fruitori del marchio. Dopo aver identificato i profili dei tuoi possibili utenti puoi cominciare a pianificare la tua strategia.

Esempio: hai concluso che il tuo possibile target è composto principalmente dai Millenials (giovani dai 20 ai 35 anni) appassionati di attività sportive e con una vita sociale molto attiva?

  • il tone of voice sarà colloquiale, disinvolto, fresco, allegro
  • potrai usare colori vivaci
  • fare ampio utilizzo di Facebook, Instagram, YouTube e magari Snapchat

Devi prepararti anche al possibile flusso di comportamento degli utenti sul sito web (o app), pensando a quali dovranno essere gli elementi che attireranno l’attenzione dei potenziali clienti. È importante definire proprio in fase di progettazione dove posizionare questi elementi, per non lasciare nulla al caso e aumentare l’efficacia della tua strategia di comunicazione. È altrettanto importante monitorare il comportamento degli utenti tramite gli appositi strumenti di Web Analytics.

5. Comunicare il brand

La tua brand identity è chiara, sai come comunicarla: ora sei pronto per lo sviluppo del sito web e di tutti i canali di comunicazione associati (Social media e Storytelling, DEM, Landing pages).

Pianifica con cura e in anticipo il piano editoriale social, in modo da offrire contenuti di qualità che sappiano accendere l’attenzione degli utenti e prepararli al lancio del brand. Ricordati inoltre di aprire i vari canali ufficiali social qualche tempo prima del lancio ufficiale del progetto.

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Ti viene in mente qualche esempio di progettazione di una brand identity davvero riuscita o, al contrario, un caso in cui si sono clamorosamente sbagliati? Condividicelo nei commenti o via email

Facebook @workplace

La novità pone Facebook in diretta concorrenza con LinkedIn, ma anche con Google Drive e i suoi prodotti e servizi rivolti ai professionisti, e con Microsoft Outlook, Office e Yammer, il social network aziendale acquistato da Redmond nel 2012. Insomma Facebook lancia una nuova sfida a Google e Microsoft: Facebook at Work, o meglio Facebook @workplace.

La società guidata da Mark Zuckerberg ha lanciato  il suo strumento di networking professionale, a cui sta lavorando da molto tempo; infatti il progetto è nato del 2014 mentre la prima beta è del 2015 ed è stata testata da 400 grandi realtà internazionali, come la Royal Bank of Scotland e Heineken.

La piattaforma è una sorta di social network dedicato al business con servizi espressamente studiati per le aziende ma con un’esperienza d’uso simile al Facebook che tutti conosciamo. Gli utenti, che potranno usare il proprio profilo personale o creare un account nuovo, avranno a disposizione un News Feed, Gruppi, Eventi, le dirette streaming, una versione specifica di Messenger e il supporto alle chiamate audio e alle video chiamate.

Da ieri, è possibile accedere, iscriversi e compilare una breve scheda di profilazione, con la quale si autorizza Facebook ad attivare il contatto per definire come configurare il servizio in base alle esigenze della propria azienda.

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Facebook @workplace funziona con le stesse logiche del social network da cui deriva: le news feed compaiono in base a quanto stabilito da un algoritmo che studia i comportamenti e gli interessi dell’utente, naturalmente sulla base del suo profilo professionale; sono consentite chat individuali e di gruppo; è possibile condividere documenti e postare video.
La differenza rispetto al social network è rappresentata dai livelli di sicurezza e dagli strumenti di amministrazione, oltre, va da sé, a un look and feel più sobrio e alla completa assenza di messaggi pubblicitari.

Non c’è correlazione tra account professionali e privati degli utenti, tanto che non serve un account Facebook per utilizzare Facebook @workplace. Ma se è vero che le aziende non hanno alcun accesso tramite Facebook @workplace alle pagine personali dei loro dipendenti, è altrettanto vero che possono invece misurare le attività che ciascun individuo compie sul social network aziendale.

Non è però un servizio totalmente gratuito. Scoprilo ora

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Penguin: è arrivato l’ultimo update

Penguin è un parametro progettato per fungere da anti-spam nei motori di ricerca, in particolare lo spam creato tramite la creazione di link in strutture o schemi prefissati, o ancora provenienti da siti di dubbia qualità. Pertanto l’aggiornamento è stato progettato controllare la qualità dei link in ingresso verso un determinato sito e anche altri segnali che indicano un utilizzo malizioso dei link.

Il primo update Penguin risale al 2012 e fin dall’inizio ha causato grandi scossoni e penalizzazioni, favorendo l’avanzamento di siti di buona qualità che in precedenza erano stati penalizzati dall’abbondanza di siti che utilizzavano tattiche di link building poco corrette.

Ma che innovazioni porta il nuovo (e ultimo) aggiornamento Penguin 4.0, uscito da pochi giorni? Elenchiamole.

E’ in tempo reale

In passato anche se i webmaster apportavano cambiamenti al sito per migliorarlo, non c’era un effettivo miglioramento di Penguin i cui dati dovevano essere per così dire “rinfrescati”, con tempi molto lunghi. Adesso i dati sono aggiornati in tempo reale e i cambiamenti alle pagine avranno effetto sul posizionamento in tempi molto più rapidi. Garantito!

E’ attivo in tutte le lingue

Google ha confermato che il nuovo Penguin 4.0 è stato rilasciato contemporaneamente in tutte le lingue e in tutti i paesi!

In passato è capitato molto spesso che Google lanciasse i suoi update prima in lingua inglese, e solo settimane o addirittura mesi più tardi nelle altre lingue. In questo caso, invece, il rilascio è avvenuto nello stesso momento ovunque.

E’ in modalità granulare

In passato la valutazione di Penguin aveva effetto sull’intero sito. D’ora in avanti no: eventuali penalità avranno effetto sulla singola pagina e non sull’intero dominio, soluzione senz’altro molto più equa.

Fa parte del “core algorithm”

Come già successo per il Panda, ora anche il Penguin è stato definitivamente integrato nell’algoritmo “core” di Google, assieme a tutti gli altri 200. In altre parole, da qualche giorno anche il Penguin è un componente stabile dell’algoritmo, non è più un “filtro esterno” che veniva lanciato ogni tanto!

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Le strategie per fare SEO ora non andranno certamente incontro ad un drastico cambiamento,bensì a un aumento della loro qualità. Rimane assolutamente cruciale adottare strategie quali il posizionamento naturale delle keyword, l’attenzione verso i contenuti ed un link building virtuoso. Google Penguin, infatti, premierà ancor di più i siti web che agiscono nel rispetto di queste strategie “pulite” di posizionamento, in quanto perfette per offrire agli utenti un risultato che sia coerente e soddisfacente per la specifica ricerca effettuata con determinate parole chiave.

Il posizionamento delle keyword risulterà ancor più fondamentale che in passato. Tutto il sistema di Google gravita intorno alle parole chiave, in quanto è grazie ad esse che si riescono a intercettare i siti web coerenti con le richieste degli utenti. Le keyword funzionano a mo’ di etichetta e, quando tale etichetta viene falsificata, i siti web scalano il posizionamento organico senza essere coerenti con le ricerche degli utenti: questa tecnica è nota come keyword stuffing: consiste nel ripetere in modo insensato le parole chiave solo per farsi notare da Google più degli altri siti. Con Penguin il keyword stuffing era stato bandito, ma questo non ha impedito ai furbetti della SEO di trovare tecniche nuove per nascondere la ripetizione forzata delle keyword. Ecco, Penguin 4.0 è stato progettato per andare più in profondità, e per spazzare via questi casi di SEO estremo.

Il consiglio, dunque, è di posizionare le keyword nel modo più naturale possibile, senza esagerare con il numero.