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Archives for Aprile 2016

Il social è commerce!

Forse, a prima vista, i social networks sembrano ancora un territorio immune, ma non è così: nell’era digitale anche il commercio si muove a tempo di like e condivisioni. La pubblicità e il commercio sono inevitabilmente attratti dai luoghi dove le persone trascorrono il proprio tempo libero. Nasce dunque il Social Commerce, la strategia di vendita di prodotti e servizi attraverso i canali social.

Punto di forza del Social Commerce è quello di essere ormai parte naturale dei quotidiani comportamenti d’acquisto, come il fare shopping con gli amici o il chiedere suggerimenti per poi decidere, almeno in parte, in base al loro feedback: le persone influenzano i loro pari e su queste influenze, positive o negative che siano, si sviluppa la concorrenza tra brand, il cui valore è dato esclusivamente dall’esperienza degli utenti.

Una corsa di gruppo

Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Snapchat, Tumblr… nessuno rinuncia al tasto Compra. E qualcuno fa anche di più: crea, acquisisce o investe in startup concentrate sull’e-payment. Oltre a introdurre il tasto, Facebook con Shopify ha dato ai marchi la possibilità di trasformare la propria pagina in un mini-sito di eCommerce. Con Messenger ha aperto al trasferimento di denaro tramite Visa o Mastercard. Anche Twitter ha attivato il pulsante Buy. Si può comprare anche passando da Pinterest: una ricerca ha rivelato che un utente iscritto su due si informa sul social prima di fare acquisti e uno su tre acquista prodotti visti tra le “bacheche”. Anche l’altra grande piattaforma fotografica, Instagram, ha aperto un canale diretto all’acquisto attraverso i contenuti sponsorizzati. Neppure Tumblr ha rinunciato a testare l’acquisto diretto. Così come Snapchat che ha investito su Spring, piattaforma di eCommerce compressa in un’app.

E’ la psicologia che sta dietro all’influenza sociale tra simili a caratterizzare la differenza tra eCommerce e Social Commerce: impariamo (e ci fidiamo) attraverso la conoscenza e l’esperienza di altri che conosciamo, e a volte neanche così bene… vedi i cosiddetti “influencer” che impazzano sui social e di cui noi ci fidiamo solo perché già seguiti da molti altri. E così via, il cerchio del passaparola.

Continuiamo a ripeterlo: l’incremento di vendite dei negozi online supera di gran lunga quello dei negozi fisici.

Facebook vs Snapchat

Snapchat, attualmente, è il social network che maggiormente sta attirando l’interesse di utenti e media: l’app, nata 4 anni fa negli USA, vale oggi circa 16 miliardi per gli investitori e sta valutando la quotazione in Borsa entro l’anno in corso.

Ma come funziona Snapchat?

Nasce come servizio di messaggistica istantanea caratterizzato dalla volatilità dei messaggi scambiati tra gli utenti. Questo è stato il fattore che ha determinato il suo successo iniziale, tanto che nel 2014 Facebook ha tentato di acquistarlo senza successo.

Il modello relazionale è asimmetrico, come Twitter e Instagram: segui gli Snapchatters e vedi le loro storie. Ci addentreremo più nei dettagli tecnici del suo funzionamento in un futuro approfondimento. In linea generale Snapchat è per chiunque abbia una storia da raccontare. O per chiunque voglia fare della sua quotidianità una storia raccontabile. Ed è per tutti: per me privato che pubblico la mia varietà di cose semiserie su ciò che sto facendo, per Paris Hilton che ostenta il lusso dei luoghi che visita e la bruttezza dei suoi cagnolini, per i brand che mostrano il dietro le quinte della vita d’ufficio senza la necessità di rispettare canoni, in maniera diretta, vivace, divertente e non impegnativa.

Come dire, se pensavate che Facebook era “only for fun” non vi immaginate proprio di cosa è capace Snapchat.

I numeri

Gli analisti si aspettano che Snapchat quest’anno raggiungerà un fatturato tra i 300 e i 350 milioni e fate conto, per capire meglio la sua ascesa velocissima, che l’anno scorso il fatturato era di “solo” 50 milioni. Gli utenti attivi sono circa 200 milioni stando ai dati del 2015 (in Italia sono circa 500mila, in fortissima crescita). Insomma numeri che ricalcano esattamente la strada percorsa da Facebook nei suoi primi anni di vita.

Snapchat ha trovato il proprio mercato continuativo soprattutto con la vendita di pubblicità, dato che i tempi del Social Advertising sono ormai maturi, a differenza di quanto avveniva nei primi anni di Facebook. Ci sono eventi che si possono seguire dal vivo (che riscuotono molto interesse tra le agenzie pubblicitarie specie negli Usa), c’è la cosiddetta “Discover section” dove vengono ospitate le pubblicità, e ancora, c’è un sistema di vendite di foto sponsorizzate, particolarmente popolari durante le campagne elettorali (a favore della tesi che negli USA l’età media degli utenti si sta alzando).

hilary clinton snapchat

Provando a mettere a confronto i numeri di Snapchat con quelli di Facebook e Twitter emergono dati interessanti (a cura di @BusinessInsider): trova le analogie!

Snapchat

  • Tempo impiegato a fatturare circa 300 milioni (dollari): 4 anni
  • Anno di fondazione: 2012
  • Fatturato 2016: 300-350 milioni
  • Valutazione della società: 16 miliardi di dollari, 49 volte il valore del fatturato previsto

Facebook

  • Tempo impiegato a fatturare circa 300 milioni: 4 anni
  • Anno di fondazione: 2004
  • Fatturato 2007: 153 milioni
  • Fatturato 2008 (4 anni dopo la fondazione): 272 milioni
  • Valutazione della società nel 2008: 15 miliardi, 55 volte il valore del fatturato

Twitter

  • Tempo impiegato a fatturare circa 300 milioni: 6 anni
  • Anno di fondazione: 2006
  • Fatturato 2010 (a 4 anni dalla fondazione): 28.3 milioni
  • Fatturato 2011 (5 anni dalla fondazione): 106.3 milioni
  • Fatturato 2012: (6 anni dalla fondazione): 316.9 milioni
  • Valutazione nel 2012 (6 anni alla fondazione): 8.5 miliardi, 27  volte il valore del fatturato

Facebook e il video marketing

Il 2015 è stato dichiarato l’anno del Video Marketing e le strategie per il successo di un business passano tutte dalla creazione di video virali, i quali aiutano le aziende a presentarsi e a fare breccia nel cuore degli utenti. Del resto in pochi minuti e con a disposizione anche un ridotto budget è possibile creare una campagna di video advertising e condividerla su larga scala. Non era di certo così qualche anno fa, come è possibile ora tutto questo? Grazie alla forte integrazione tra video e piattaforme social.

Lo scorso anno abbiamo assistito all’eccezionale crescita dei video Facebook: alla fine del 2014 la piattaforma social aveva un miliardo di visualizzazioni video al giorno circa, un anno dopo superiamo quota 8 miliardi di visual! Rimane però aperto il dibattito sulla qualità di quest’ultime, spesso non oltre i 3- 10 secondi. Ciò che è certo è che il video gioca (e giocherà) un ruolo cruciale nel futuro di Facebook e dei social media in generale. Già nel 2014 Mark Zuckemberg assicurava “in 5 anni massimo Facebook sarà per lo più fatto di video” (specialmente quelli di “ultima generazione”, live e VR).

Ecco le 5 recenti statistiche che ci mostrano quanto sarà importante il formato video su Facebook nel 2016.

1. Gli utenti Facebook guardano i video trasmessi in diretta 3 volte più a lungo

Una delle più importanti novità delle piattaforme social più diffuse è l’integrazione dei video live-streaming. A inizio 2015 Twitter ha rilasciato ciò che è diventato il leader di mercato nel settore, Periscope, subito dopo Facebook ha introdotto con successo la propria opzione di live streaming e la possibilità di guardare e interagire coi video in tempo reale, il che ha portato alla statistica sopra citata: le visual ai video in diretta sono tre volte più lunghe.

Stiamo facendo un piccolo aggiornamento al feed delle news in modo che i video live abbiano più probabilità di apparire in alto nella Home, con maggiore attenzione all’applicazione mobile.

2. Gli utenti Facebook hanno visto più di un milione di ore di video con il nuovo Samsung Gear VR

La Realtà Virtuale (VR) è un altro settore chiave nel futuro di Facebook. A seguito dell’acquisizione della società di VR Oculus, Zuckerberg ha dichiarato:
La VR offrirebbe agli utenti di Facebook la possibilità di condividere spazi illimitati ed esperienze con le persone della tua vita. Immaginate di condividere con gli amici online, non solo momenti, ma intere esperienze e avventure.
Facebook dunque starebbe iniziando a impostare un team dedicato solo a collaborare con Oculus per integrare la tecnologia VR nella piattaforma di Facebook. Noi siamo ancora abbastanza scettici sull’utilizzo di questi dispositivi piuttosto invasivi ma staremo a vedere insieme a voi.
samsung gear vr

3. Il numero dei video postati per singolo utente Facebook è aumentato del 75% nel 2015

La quantità di video consumata su Facebook non è stata l’unica voce in crescita nello scorso anno: è vero infatti che la domanda è stata in gran parte compensata della fornitura. Il numero di video pubblicati per persona è aumentato globalmente del 75%. Negli Stati Uniti questa crescita è stata ancora più impressionante, in aumento del 94%. Se la crescita di post formato video dovesse mantenere tassi di crescita simili nel 2016…

4. I post Facebook formato video hanno un’esposizione organica molto superiore ai post formato foto 

Il formato video live non è l’unico tipo di contenuti video a ottenere un sacco di esposizione su Facebook, anche i video in generale: secondo uno studio condotto da Socialbakers il post formato video in media genera il 135% in più di portata organica rispetto ai post formato immagine/foto.

L’evoluzione nell’utilizzo dei social media e nei contenuti promossi da essi ha cambiato enormemente Facebook, ci avevi mai pensato? Stare al passo coi tempi è una delle immancabili doti di un buon social media manager, specialmente quando si tratta di Facebook, primo social in Italia.

social content evoluzione

5. Facebook genera oltre 8 miliardi di visualizzazioni video al giorno

Come dicevamo in apertura, Facebook ha superato l’incredibile cifra di 8 miliardi di visualizzazioni video giornaliere. Tuttavia c’è un ma… I critici sottolineano che la visualizzazione su Facebook viene conteggiata già dopo 3 secondi, in modo automatico e talvolta senza audio, rispetto ai 30 secondi su YouTube. Inoltre Facebook utilizza l’autoplay a vista, il quale senza dubbio altera i conteggi: mentre un utente scrolla infatti il 90% circa dei video, non visibili nella schermata corrente, sono in play, dunque stanno ricevendo l’effettivo conteggio della visualizzazione. Effettivamente però solo il 20% degli utenti sta fruendo del contenuto in modo corretto, cioè lo sta visualizzando per propria volontà.

6. Facebook svantaggia i video condivisi da link esterni

Condividere un video sul canale Facebook, piuttosto che caricarlo nativamente, non sortisce lo stesso effetto. Un video di YouTube o Vine otterrà assolutamente meno visibilità del video caricato su Facebook proprio per il fatto che un video caricato sul canale è un contenuto video, un video condiviso invece è un link, anche se poi fruibile all’ interno del canale.

Un test per dimostrare tutto questo consiste semplicemente nel rendere disponibile agli utenti Facebook lo stesso video, a distanza un giorno dall’altro, prima tramite condivisione dal canale Youtube e successivamente tramite upload diretto. I risultati ottenuti, in questo caso dalla Duke University, sono eloquenti; su tutti il dato della copertura, che è possibile ottenere organicamente (il video condiviso ha raggiunto circa 20.000 persone mentre il nativo più di 900.000)!

video facebook

video facebook

 

Marketplace: integrazione al tuo eCommerce

C’è da dire che sulla rete spesso non si fa differenza e si parla anche di  Ebay o Amazon, per citare i più diffusi, come di eCommerce. In realtà trattasi di marketplace.

Che differenza c’è tra un eCommerce e un marketplace?

Una misura di grandezza: non tanto rispetto al volume di affari, quanto piuttosto ai “magazzini”, ovvero alla tipologia di prodotti che il negozio digitale gestisce o alla quantità di fornitori che raggruppa. Solitamente un eCommerce gestisce un solo o pochi fornitori e generalmente i prodotti appartengono a un settore ben specifico, addirittura spesso a un solo brand. In più l’eCommerce solitamente viene gestito da uno staff o un’agenzia che gestisce direttamente le transazioni, le promozioni, la pubblicità ed anche il magazzino qualora ce ne sia bisogno.

Un marketplace, invece, raggruppa molti venditori autonomi e spesso, come nel caso di eBay e Amazon, prodotti o servizi appartenenti anche a settori merceologici molto differenti. Solitamente non gestisce direttamente le transazioni che invece finiscono nella contabilità di chi vende. Il marketplace è sostanzialmente un gestore, il quale ha il potere di abilitare il meccanismo di compravendita ma non agisce su questo, non crea cioè tutto ciò che contraddistingue la vendita.

Vantaggi e svantaggi

Il principale vantaggio di un marketplace è senza dubbio legato alla fiducia: il cliente medio si pone meno problemi ad acquistare su un marketplace piuttosto che su un eCommerce appena nato. Il grande “nome” sembra essere garanzia di protezione dei dati, di sicurezza nelle transazioni, anche se  nel caso del marketplace la cosa c’entra meno di quel che si pensa. Dunque per noi il rilanciare i prodotti su un marketplace è una strategia da attuare assolutamente nei primi anni di vita di un’attività online.

Però è anche vero che tutto questo può renderti abbastanza anonimo, uno dei tanti venditori presenti sul portale. Inoltre non puoi scegliere il template e  non avrai il tuo bel marchio in evidenza come invece nel tuo sito. Te lo ricordi il nome del venditore presso il quale hai fatto il tuo ultimo acquisto su Privalia o Zalando?

Infine, essere su un marketplace, così come avere un tuo eCommerce, non significa automaticamente vendere. E’ vero che essere su un marketplace consente al neo venditore di accedere ad un grande traffico ma non è detto che chi approda a queste piattaforme cerchi proprio il tuo prodotto, spesso non ti troveranno e sarai sempre in prossimità di brand più famosi del tuo. A questo proposito esistono pacchetti di visibilità interni al marketplace o tipologie di campagne Adwords specifiche, come nel caso di Google Merchant Center, uno strumento che ti consente di caricare su Google i dati del tuo negozio e dei tuoi prodotti e di renderli disponibili nelle SERP.

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Generare vendite con il Remarketing

Ci rivolgiamo a te proprietario di un sito eCommerce: lo sai che il tasso medio di abbandono del carrello del tuo shop è almeno del 69%? (dati Baymard Institute, 2016)

I motivi dell’abbandono possono essere molteplici ma, tra tutti, questi due motivi principali potrebbero aver distratto il visitatore spingendolo in ultima istanza a uscire.

  1. Il tuo sito in fatto di web design è poco accattivante
  2. Il tuo sito non offre un’esperienza di acquisto semplice e trasparente: forse i processi di checkout sono complicati, le opzioni di pagamento sono limitate o peggio i prezzi non sono sufficientemente chiari.

Ma questo non significa che il potenziale cliente odia il vostro brand e non potrà mai acquistare da voi. Piuttosto, significa che ha perso la motivazione e deviato la sua attenzione, forse la foto delle vacanze di un amico su Facebook. Si può far ritrovare motivazione al visitatore?

Oltre all’ottimizzazione del tuo sito c’è una strategia di marketing che può aiutare in questa situazione: si chiama Remarketing (o Retargeting) ed è il sistema di pianificazione che ti permette attraverso molteplici mezzi di raggiungere utenti che in precedenza hanno visitato il tuo sito web. Quando viene eseguito al momento giusto ti aiuterà a chiudere la vendita. E infatti ogni anno miliardi di dollari vengono spesi su questa strategia…

Non hai mai ricevuto una email da Amazon in base ai vostri acquisti passati? Non hai mai ricevuto una email che ti motivasse a completare l’acquisto? Cole Haan, nell’esempio qui sotto raffigurato, informa il visitatore che il check-out è ancora “a portata di clic”.

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Poi c’è il remarketing in campo advertising: i tuoi annunci possono essere personalizzati e mostrati solo agli utenti che hanno compiuto precise interazioni nel tuo sito web, oppure che cercano parole chiave pertinenti con i tuoi prodotti. Guardate l’esempio qui di seguito, in cui gli stivali Cole Haan appaiono sulla barra laterale destra di Facebook.

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Ora però ti chiederai: un servizio così personalizzato non è che poi risulta poco apprezzato, anzi dannoso? Assolutamente no, pensaci: è sempre più facile coinvolgere un utente che ha mostrato già un certo livello di interesse in voi, piuttosto che cercare di acquisire clic per la prima volta.

Questo è il motivo per cui il remarketing funziona. I dati statistici dimostrano chiaramente che una bassissima percentuale degli utenti che accedono ad un sito web concretizzano una conversione alla prima visita: ci vogliono, in media, almeno 3-4 visite al tuo shop per acquisire fiducia e quindi la prospettiva per un acquisto, solo il 95% dei nuovi visitatori sono lì solo per valutare, non per acquistare.

Il verdetto è chiaro: ha senso usare parte del tuo budget pubblicitario verso il remarketing. I tassi di conversione sono direttamente proporzionali al numero di visualizzazioni dello stesso annuncio perché l’efficacia del remarketing è data dal fatto che la pubblicità è convogliata verso utenti che conoscono già i tuoi prodotti.

Cosa permette il remarketing?

Quando un utente entra nel tuo shop/sito web o interagisce con il tuo marchio (per es. cliccando su un annuncio sul web) egli viene etichettato con un cookie implementato ad hoc per tenere traccia di lui, solitamente per 14-30 giorni a seconda dei casi. Poi, attraverso un annuncio (Google, Facebook o anche Instagram), possiamo “inseguirlo” per ricordargli cioò per cui era venuto a farci visita.

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Ma la massa di consigli e buone pratiche per lanciare con successo le campagne di remarketing può sopraffare, si può essere confusi circa la piattaforma giusta o la tempistica della campagna. L’intervento di un’agenzia qualificata è preferibile.